Da Bolgheri al Giglio per produrre vini di qualità

Il patron del Sapaio ha fondato una cantina, con vigne in varie zone dell’isola. Obiettivo la produzione di Ansonica e Sangiovese, presentata la prima bottiglia

BOLGHERI. Da Bolgheri all’Isola del Giglio. Allarga la zona di produzione l’imprenditore vitivinicolo, di Vittorio Veneto, Massimo Piccin che, dopo Podere Sapaio, a Bolgheri, (dove con l’annata 2015 sta registrando punteggi super confermati da tutte le Guide più autorevoli), ha dato vita ad una nuova realtà isolana, il Paradiso dei Conigli, dove produce Ansonica e da quest’anno anche Sangiovese.

Rispetto a Bolgheri, dove la viticoltura, oltre che più gettonata, si mostra anche più canonica, al Giglio si può quasi parlare di pratica eroica. Perché le pendenze sull’isola sono notevoli, soprattutto in zona Le Secche, dove Piccin con la moglie Alice Dal Gobbo, si occupa di vigne dalle quali produce Ansonica, proprio con vigne che sono a picco sul mare.

La proprietà totale, compresi i nuovi impianti, conta circa tremila metri vicino al Faro del Fenaio, una delle zone più calde dell’isola e ancora 9000 metri (5000 metri di macchia mediterranea sotto il vigneto delle Secche e 4000 in località Bacarinello verso il faro di Capel Rosso).

Considerando che in passato l’80% della superficie era vitata oggi, in tutta l’isola, sono registrati poco più di 15 ettari. L’ansonaca, questo il nome tradizionale usato dai gigliesi per indicare il vitigno, Paradiso dei Conigli è un vino che gli stessi produttori definiscono utopico, per la filosofia che si racchiude attorno all’intero progetto di coltivazione e vinificazione.

«Si tratta di un processo di sinergia tra uomo e natura – spiega Alice – una coltivazione etica che si bassa sulla collaborazione, evitando l’aggressione e sviluppando la manualità, la forza umana con l’ausilio dell’energia naturale. Per esempio nella nostra produzione non utilizziamo mezzi meccanici in vigna e portiamo via le uve dal vigneto con cesti in spalla. Cerchiamo di promuovere così un modo di fare agricoltura sociale». Non solo, l’idea di Piccin è quella di proporre un ritorno alla viticoltura e all’agricoltura in genere.

«Infine - prosegue Alice Dal Gobbo - la nostra è anche una volontà di rivitalizzare l’isola, vi sono rimaste solo persone anziane che fanno vino, per uso familiare. Proporre così uno sviluppo alternativo nell’ottica originale che il vino significa convivialità e, perché no, stimolare il ritorno alla coltivazione della terra».

Nei giorni scorsi è stata presentata la neonata bottiglia, in produzione limitatissima, di Sangiovese 2016, Pietra Bona, creata a quattro mani con un’altra azienda vitivinicola gigliese, Castellari-Isola di Simone Ghelli.

Divina Vitale