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Morto a 14 anni in scooter, chiesta nuova archiviazione

La famiglia Meini presenta un’altra opposizione, battaglia legale sull’incidente a Castiglioncello

CASTIGLIONCELLO. Sono quasi cinque anni che Cesare Meini, 14 anni, di Ponsacco, è morto in un incidente stradale avvenuto d’agosto a Castiglioncello, in via dei Macchiaioli. Ma ancora, dopo che le prime indagini della Procura di Livorno erano state chiuse frettolosamente, non si riesce ad arrivare ad una ricostruzione che si avvicini il più possibile a quella che è stata la dinamica dell’incidente. E così dopo una prima richiesta di archiviazione nei confronti dell’indagata, che aveva portato ad una successiva imputazione coatta della donna la quale era alla guida dell’auto che si era scontrata con lo scooter della vittima, e dopo l’ordinanza del giudice che aveva ordinato una nuova consulenza per ricostruire la dinamica, la Procura di Livorno ha chiesto di nuovo (cioè per la seconda volta) l’archiviazione. Al processo si era arrivati con un’imputazione coatta e una perizia che offrì una ricostruzione della dinamica dell’incidente opposta a quella avanzata dalla polizia municipale di Rosignano Marittimo. La nuova perizia di cui disponeva la famiglia ipotizzava che l’auto, una Citroen, contro cui domenica 4 agosto 2013 si scontrò il motorino di Cesare viaggiasse in senso vietato. Ma a quanto pare non aveva convinto il giudice.

Un calvario per i genitori di Cesare. È come se si ripartisse dall’inizio. Per arrivare alla seconda richiesta di archiviazione, depositata il giorno prima del compleanno di Cesare, la Procura ha impiegato un altro anno. Ieri mattina i legali della famiglia Meini, Bice Del Giudice e Mirella Giannessi, hanno depositato a Livorno una nuova istanza di opposizione. Chiedono nuove indagini perché anche questa volta il consulente della Procura è arrivato a conclusioni che sono smentite da un nuovo perito incaricato dalla famiglia Meini. Nell’istanza i legali della famiglia Meini chiedono al Gip di ordinare la prosecuzione delle indagini preliminari, considerando necessario un nuovo interrogatorio dell’indagata Marinella Marcacci, di Capraia e Limite, vista la “contraddittorietà delle dichiarazioni già rese”, spiega l’avvocato Bice Del Giudice. Si chiede anche che venga sentito a sommarie informazioni il primo soccorritore di Meini, che potrà riferire sulla posizione del corpo del medesimo. Si sollecita una prova di crash test per la ricostruzione cinematica del sinistro, e la consulenza tecnica sul casco indossato dal Meini. Inoltre i legali ritengono indispensabile che venga disposta l’assunzione a sommarie informazioni di altre due persone arrivate sul luogo dell’incidente subito dopo lo scontro. La Procura vuole archiviare sulla base della perizia firmata da Orlando Omicini, specializzato nell’analisi e ricostruzione e simulazione degli incidenti stradali. Ma la consulenza di parte, fornita da Michele Massaro, sostiene che l’auto non viaggiasse a velocità prudenziale e che la conducente non avesse avuto il tempo di evitare lo scontro con lo scooter. «È un calvario infinito – dice Claudio Meini, padre di Cesare – ma noi non ci fermiamo e abbiamo fiducia nella giustizia».