Errori e ritardi: il parto finisce male. Ora l’Asl pagherà un risarcimento milionario

di Pasquale Petrella

Riconosciuti ritardi e negligenze dei medici in servizio all'ospedale di Empoli che provocarono gravissimi danni a un neonato ora con invalidità all'80%

EMPOLI. Risarcimento milionario per un bambino e i suoi genitori da parte dell’Azienda unità sanitaria Toscana Centro, per i danni neurologici subiti dal piccolo al momento della nascita avvenuta nel 2010 nell’ospedale San Giuseppe di Empoli e che ne hanno provocato una invalidità totale. Il giudice di Firenze, Luca Minniti, ha riconosciuto le responsabilità dell’Azienda sanitaria per il cinquanta per cento ed ha stabilito un risarcimento complessivo che si aggira sul milione e trecentomila euro, oltre al pagamento delle spese processuali e tecniche.

La famiglia, che risiede in un comune della Valdinievole, è stata seguita dagli avvocati Ilaria Meacci, Gabriele Grieco e Massimo Chiossi (nella foto Meacci e Grieco) di Pistoia che, in un primo momento, avevano proposto all’Usl11 un ricorso tramite accertamento tecnico preventivo in cui la perizia del consulente tecnico d’ufficio aveva evidenziato una responsabilità degli operatori dell’ospedale empolese per ritardi sia nell’intervenire col parto cesareo sia nel trasferire il bimbo, una volta nato, in una unità di terapia intensiva neonatale. Ritardi che avrebbero concorso a provocare nel bambino una invalidità pari all’80% con gravi handicap motori e cognitivi.

Non avendo accettato il ricorso, è partito il processo ordinario davanti al giudice di Firenze competente per territorio. E per dimostrare le colpe e le negligenze dei medici dell’ospedale San Giuseppe di Empoli che avrebbero provocato come diretta conseguenza i gravi danni neurologici al bambino, i legali della difesa hanno chiesto perizie e pareri alla dottoressa Monica Puttini di Genova che ha evidenziato lo stesso percorso fatto dal consulente tecnico d’ufficio, che metteva in diretta relazione lo stato di invalidità del bambino ai colpevoli ritardi avuti dai sanitari dell’ospedale, giungendo però alla conclusione – in discordanza con il consulente tecnico d’ufficio - su una invalidità totale per il bambino.

Alla relazione della dottoressa Monica Puttini si sono aggiunte quelle del professor Giancarlo Maltoni e Mauro Marchionni di Firenze, oltre ai pareri della logopedista Manila Maccioni e del neonatologo Claudio Rota. Un gran numero di pareri tutti univoci nel dimostrare le gravi colpe dei sanitari dell’ospedale empolese e la gravità del quadro clinico sanitario del bambino. Materiale che ha convinto il giudice che ha accolto le richieste della famiglia e condannato l’Azienda unità sanitaria Toscana Centro.

Ma, facendo un passo indietro, è la madre del piccolo a ricordare quei momenti drammatici con i colpevoli ritardi dei medici che hanno preceduto prima il parto e poi gli interventi sul neonato. Fin dai primi controlli in ospedale la ginecologa Rosita Gallo che seguiva la donna a casa, aveva fatto presente ai medici che la sua assistita aveva bisogno di molta attenzione per degli edemi diffusi e per una possibile gestosi. Consigli caduti nel nulla perché la gestosi sarebbe stata sempre negata dai sanitari empolesi. «Una mattina vado in bagno e urino l’acqua di colore verde scuro – ricorda ancora la donna – così vado subito al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe e qui, nonostante venga accertata una sofferenza fetale, i medici non sono concordi se fare o non fare il taglio cesareo. Passa un’ora e quarantacinque minuti prima che mi sottopongano al taglio».

E questo sarebbe stato il primo errore commesso dai medici, ovvero il ritardo col quale hanno deciso il taglio cesareo pur in presenza di una sofferenza fetale acclamata. Il secondo grave errore avviene dopo la nascita perché dopo circa un’ora il bambino avrebbe manifestato sintomi di matrice neurologica e secondo i periti di parte non sarebbero stati fatti esami specifici né allertato un centro neonatologico di terzo livello che è attrezzato con terapia intensiva neonatale.

Il bambino nacque poco dopo le 15 del pomeriggio e una ecografia transfontanellare fu fatta solo intorno alle 18 e, pur evidenziando una sofferenza encefalica, il bambino continuò a rimanere nella culla riscaldata per almeno altre tre ore prima che il medico di turno spegnesse il sistema di riscaldamento dell’incubatore in preparazione al trattamento di ipotermia. Il trasferimento al Meyer avvenne intorno alle 21, non più in tempo per limitare i danni della fase di cosiddetta riperfusione nelle ipotesi di encefalopatia ipossica-ischemica che, se fatte entro sei ore dalla nascita hanno buone possibilità di limitare i danni.

Il bambino oggi vive in uno stato quasi vegetativo, ha già subito due interventi alla testa, ha una emiparesi laterale, non parla ed infine ha perso l’uso del braccio sinistro.