Morta a 27 anni nel luna park, autopsia nelle Marche

di Elisabetta Giorgi

Il pmd ha disposto l'esame sul corpo della giovane portosantostefanese precipitata da una giostra a San Benedetto del Tronto

SAN BENEDETTO DEL TRONTO. Dovrebbe quasi certamente essere effettuata martedì 18 luglio l’autopsia sul corpo di Francesca Galazzo, la 27enne originaria di Porto Santo Stefano che ha trovato la morte in un luna park a San Benedetto del Tronto, venerdì sera poco dopo le 23, cadendo da una “capsula gravitazionale”. Incarico affidato al medico legale dal sostituto procuratore di Ascoli Piceno Mara Flaiani.

Il corpo è nell’obitorio dell’ospedale di San Benedetto del Tronto, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Dopo l’esame autoptico e il nulla osta da parte del magistrato, sarà fissata la data per il funerale. Incerto se la salma sarà sepolta nella città marchigiana dove la giovane viveva, oppure tornerà sul promontorio dove la ragazza era nata e aveva le sue radici. Francesca viveva con la mamma e il figlio di 2 anni a San Benedetto del Tronto ma era originaria del promontorio. I familiari non si danno pace e chiedono giustizia.

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Da Porto Santo Stefano dove abitano, il padre Antonino Galazzo e il fratello di Francesca Emanuele Galazzo sono partiti subito, la notte di venerdì non appena saputo della tragedia, per raggiungere l’obitorio dov’era stato portato il corpo di Francesca. La madre di lei Lorella abita invece nella cittadina marchigiana.

I familiari nomineranno un loro perito per partecipare all’esame autoptico che dovrà sciogliere gli ultimi dubbi sulle cause della morte. È stata fatta sabato mattina una ricognizione cadaverica da parte del medico legale Claudio Cacaci che ha evidenziato diverse fratture alla testa e al corpo causate dal tremendo impatto con la scala d’accesso all’attrazione. La Procura ha aperto un’inchiesta contro ignoti per omicidio colposo.

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La giovane è precipitata dalla capsula gravitazionale all’interno della quale era seduta e imbracata insieme ad un’amica. Quest’ultima ha fugato i dubbi inizialmente circolanti sull’ipotesi che Francesca potesse essersi sganciata da sola il roll bar che la proteggeva e la cintura di sicurezza, scivolando all’esterno della capsula e precipitando al suolo da 20 metri d’altezza. Al di là del presunto mal funzionamento dei sistemi di sicurezza della capsula, le indagini della magistratura ascolana e della polizia di mirano a verificare il rispetto delle norme di sicurezza di questo tipo di attrazioni e se lo “Sling Shot” avesse tutte le certificazioni necessarie all’esercizio. Le perizie sulle giostre e i dispositivi di sicurezza punteranno a far luce anche se - nelle iniziali fasi di progettazione e costruzione della capsula - tutto sia stato previsto o se non sarebbe stato più opportuno prevedere, quale ulteriore protezione dei passeggeri, varchi perimetrali di dimensioni ridotte tali da non consentire ai passeggeri di scivolare col corpo, anche inavvertitamente, all’esterno, come accaduto alla giovane mamma sanbenedettese.