TIRRENO 140

Borbona e Grosseto per costruire il ponte che porta al futuro

di EMILIO GUARIGLIA

Alla Cava di Roselle l’incontro col paese laziale terremotato La sindaca che non si arrende racconta i sogni di una comunità

GROSSETO. Servono radici, per non aver paura del futuro. Il Tirreno compie 140 anni e su queste solide radici vuole tenere sempre lo sguardo puntato a domani. A Grosseto il compleanno il Tirreno lo festeggia così, invitando per tante sere alla Cava di Roselle la comunità a stringersi intorno alle sue cose buone, a riconoscerle, a farne risorsa. Tra le cose buone dei maremmani c’è lo spirito di solidarietà, grande. Un anno fa, di questi tempi, lo misurammo con la mobilitazione per i terremotati di Amatrice. Un anno dopo ci rimettiamo alla prova. Ancora e sempre guardando al futuro: niente macerie, sangue e lamenti, ma “sposando” una storia di irriducibile speranza.
 

Birra, tortelli, parole e musica - Il programma della serata

Mercoledì 30 agosto alla Cava di Roselle Tirreno 140 ospita uno dei paesi del Cratere del terremoto: Borbona, provincia di Rieti, 30 chilometri da Amatrice. Un paese speciale: nessun crollo importante, nessuna vittima, ma ferito al punto da essere oggi in gran parte “inagibile”. Ancor più speciale, però, perché – guidato dall’energia dei suoi pochi giovani e dalla forza di una sindaca che guarda al futuro – vuole fare del disastro un’opportunità. Ricostruire i muri lesionati, certo, ma anche e soprattutto costruire un nuovo modo di vivere insieme. Una nuova identità sociale e culturale che fermi uno spopolamento in atto già da molto prima degli ultimi terremoti. Lo stesso spopolamento che sta svuotando da anni migliaia di piccoli paesi, cuore e anima dell’Italia.

«Io vorrei, oggi, che il mio paese facesse non uno, ma cento passi avanti», dice Maria Antonietta Di Gaspare, la sindaca che di mestiere fa la guardia forestale alla stazione di Amatrice e che gli ultimi terremoti, così come i recentissimi incendi che stanno divorando quell’area, li ha vissuti sul campo anche per lavoro. «Vorrei – spiega – creare un nuovo senso di comunità, dentro un paese oltremodo sicuro. Sicuro in una terra dove il terremoto è pane quotidiano. Io ho cinquant’anni e questo è il quarto che vivo».


La sindaca Maria Antonietta Di Gaspare

La peculiarità di Maria Antonietta è il suo approccio all’idea di ricostruzione: «Voglio recuperare il nostro patrimonio urbanistico, in particolare quello più antico, sfruttando tutte le più moderne tecnologie per la sicurezza. Se necessario, anche a costo di “tradire” il passato, perché tradimento e tradizione sono parole con un’unica radice».

Più che una “rinascita”, insomma, la sindaca sogna una “nascita”. Che potrebbe diventare un simbolo per molti: «La scarsa attenzione per i piccoli paesi, soprattutto nelle zone interne, porta in tutta Italia all’abbandono di queste realtà che invece per me dell’Italia sono la maggiore risorsa. Ora, proprio qui, partendo dalle ceneri è il momento di accelerare, di invertire la tendenza».
 

Grosseto - Borbona: mille tortelli, birra e musica per la festa del futuro

Come? La Di Gaspare ha idee chiare: «Investire sull’agricoltura pulita e su Internet, che consente di lavorare a distanza anche da luoghi lontani dalle città, nei quali però la vita è assai migliore che in città».

A Borbona, per esempio, si coltivano tre varietà antiche di fagioli. Una, la più rinomata, è il “Fagiolo della Regina”: un borlotto senza buccia dal retrogusto di castagna. Ma anche orzo e luppolo, alimentati dall’acqua purissima del Gran Sasso, che un giovane birrificio locale trasforma in pregiatissime birre artigianali. «Questo, per noi, deve diventare il volano della rinascita. Da qui vogliamo ricostruire».

Magari partendo da qualcosa di utile e simbolico: un ponte. «Borbona – spiega la sindaca – è diviso in due da un fiume, che da sempre divide in due anche la comunità: quelli di qua, quelli di là. Il progetto di costruire il ponte sul fiume, nella parte bassa del paese, è un segnale preciso: cuciamo, uniamo. Bisogna davvero ricominciare da zero. Facciamo il ponte che ci porta al futuro».

Ecco. Alla Cava di Roselle, con tortelli e birra, lanciamo un ponte simbolico tra la Maremma e le popolazioni terremotate. E aiutiamo a costruirne uno vero. Il ponte che porta al futuro di Borbona.