«Non posso essere ipocrita quel metodo è mafioso»

di Francesca Gori

Il sindaco di Follonica ribadisce le sue preoccupazioni, oggi arriva il Prefetto  Due indagini in pochi mesi e la tragedia di viale Matteotti, c’è voglia di riscatto

FOLLONICA. «Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia»: Pierpaolo Pasolini ne era certo. Ma se avesse avuto modo di parlare un po’ con il sindaco Andrea Benini o se avesse avuto modo di ascoltarlo durante la manifestazione di due giorni fa a Follonica, quella manifestazione che ha raccolto intorno al primo cittadino almeno un migliaio di persone, avrebbe forse chiuso in un cassetto per qualche giorno quel pensiero. Il sindaco è stato chiaro: «Sono dinamiche mafiose», riferendosi alla sparatoria nella quale è rimasto ucciso Salvatore De Simone e feriti in maniera gravissima Massimiliano De Simone e Paola Martinozzi. E lo ribadisce con fermezza dopo che per oltre ventiquattrore, quella parola, «mafia», è stata sottesa, sottaciuta e sussurrata in città e nel resto della Maremma. Raffaele Papa, il trentenne che ha estratto la pistola e ha fatto fuoco contro i fratelli De Simone, centrando anche una farmacista di passaggio che nulla c’entrava con quella lite.

«Dinamiche come quelle esplose venerdì a Follonica devono essere chiamate con il loro nome. Lo dobbiamo a chi è rimasto ucciso e a chi sta ancora lottando tra la vita e la morte - dice Benini - Ci serve come presa di coscienza pubblica e ci serve per combattere quei fenomeni che non appartengono alla nostra città, alla nostra civiltà. Dobbiamo pronunciarle, quelle parole, e dobbiamo farlo con fierezza». Benini è il sindaco di una città che conta 21.000 abitanti dove «alcune situazioni vengono monitorate», dice. E dove, nell’ultimo anno, ci sono state almeno due indagini che hanno messo in evidenza come il «metodo mafioso» sia utilizzato in più di una circostanza. Ci sono stati gli arresti di Evans Capuano e di Angelo Murè, commercialista follonichese il primo, imprenditore scarlinese il secondo, accusati dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze di estorsione con il metodo mafioso, insieme ad altre sette persone indagate per lo stesso motivo. La Dda è tornata poi nella città del golfo con l’inchiesta di guardia di finanza “Ghost Tender” che ha portato a 5 misure di custodia cautelare per lavori pubblici per milioni di euro che non sarebbero mai stati eseguiti all’Asl 3 di Napoli sud. Perché a Follonica risiede e lavora uno degli indagati a piede libero, Alberico Capaldo, 38 anni, figlio di Oreste Tommaso Capaldo, 64 anni, avvocato, tributarista e consulente del lavoro con studio a Salerno (anche lui a piede libero). A Follonica c’è la filiale dello studio, gestita appunto dal figlio e, in via dell’Industria, ha sede la E.M. Appalti, di cui è rappresentante legale uno dei principali indagati, Alfredo De Rosa, nato a Caserta e residente a Lucca, finito in carcere. Sullo sfondo il clan dei Casalesi della fazione Michele Zagaria. Nomi altisonanti.

«Queste non sono dinamiche che riguardano Follonica o la Maremma - dice Benini - Sono dinamiche che riguardano tutti. Chi continua a pensare che la criminalità organizzata nasca e cresca solo nelle regioni del sud, sbaglia. Ormai nessuno è immune: le mafie, tutte le mafie, immettono risorse laddove ci sono opportunità economiche. Portano appalti, aprono attività ma non per produrre ricchezza, solo per spolpare un territorio». È successo ovunque, è successo anche a Follonica venerdì dove una lite tra vicini per dell’acqua che era caduta dal terrazzo di un hotel sulla tenda della rosticceria dell’uomo che ha impugnato la pistola, è stata chiusa a colpi di arma da fuoco. «Quando mi riferisco a metodo mafioso mi riferisco a questo - aggiunge Benini - Non possiamo essere ipocriti di fronte a questo. Ci siamo trovati davanti a un uomo che viaggiava con una pistola con matricola abrasa in tasca e che ha sparato dopo una lite, in mezzo alla strada. Episodi di questo tipo a Follonica non si sono mai verificati e ora non possiamo certo far finta che non sia successo nulla».

I carabinieri che stanno svolgendo le indagini, quelli del nucleo investigativo e quelli della compagnia di Grosseto non hanno rilevato alcun elemento, al momento, che riconduca la tragedia di via Matteotti alla criminalità organizzata. È vero, di liti tra Papa e i fratelli De Simone ce n’erano state parecchie. Così come tra il trentenne che ha fatto fuoco e altri commercianti della strada dove si trova una delle sue attività. Ha sparato, senza calcolare nemmeno il rischio di colpire una donna, la farmacista Paola Martinozzi, che nulla aveva a che vedere con quella storia. «Quello che dobbiamo fare - dice il sindaco - è attivare un sistema che ci permetta di controllare la situazione. Non penso solo al controllo da parte delle forze dell’ordine, che è fondamentale e irrinunciabile ma penso anche a una sorta di sorveglianza civile, che tutti noi possiamo e dobbiamo attivare. Lo dobbiamo alla madre di Salvatore e di Massimiliano e ai parenti di Paola. Non possiamo essere ipocriti di fronte a una tragedia come quella che è accaduta venerdì». Oggi alle parole seguiranno i fatti: a Follonica si riunirà il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, richiesto subito dal primo cittadino che ha deciso di ingaggiare la battaglia contro la criminalità.