Ungulati, scontro tra Regione e cacciatori

di Gabriele Baldanzi

«C’è qualcosa nella legge Obiettivo che non funziona». Ma per Remaschi la strada imboccata è quella giusta

GROSSETO. In Maremma, si sa, il problema del sovrannumero di ungulati (cinghiali e caprioli) esiste da anni e spesso sui report diffusi dalla Provincia (prima) e dalla Regione (poi) si sono aperti dibattiti interpretativi. Mai come quest’anno, però, le posizioni divergono.

Da un lato c’è l’assessore Marco Remaschi, che rimarca i risultati della legge Obiettivo – che nelle intenzioni della Regione aveva lo scopo di ridurre, entro un triennio, i danni generati dagli ungulati selvatici all’ambiente e alle attività umane, prima tra tutte l’agricoltura – dall’altra cacciatori, agricoltori e associazioni, che invece evidenziano – ognuno partendo dalle proprie ragioni – il fallimento della legge in questi venti mesi di effettiva applicazione.

La campagna della Regione. Secondo Remaschi la legge sulla gestione degli ungulati sta ben funzionando e la strada imboccata è quella corretta per limitare l’impatto di queste specie sull’agricoltura, gli habitat e le attività umane in generale.

Negli ultimi venti mesi in tutta la Toscana sono stati abbattuti 184.774 cinghiali, 27.135 caprioli, 993 cervi, 2.456 daini e 217 mufloni, per un totale di 215.575 capi, «ma soprattutto – scrivono da Firenze – i dati di prelievo del 2017, in decremento rispetto al 2016, evidenziano, pur con una varietà di situazioni locali, un’inversione di tendenza a livello di presenze totali sui territori».

«Sono ancora in corso – commenta ancora l’assessore all’agricoltura Marco Remaschi – analisi puntuali dei risultati e delle peculiarità locali, ma ciò che emerge è che, in generale, negli ambiti in cui è stata massima la capacità di agire in una logica di sistema si sono raggiunti risultati positivi a beneficio di tutti, anche se dobbiamo ancora fare molto e certamente permangono molte criticità.

Siamo comunque disponibili a un confronto su eventuali proposte concrete e attuabili di miglioramento, ovviamente evitando strumentalizzazioni e forzature che, purtroppo, hanno invece caratterizzato molti degli interventi fin qui registrati».

I cacciatori dissentono. «Nel 2017 – spiega l’esponente regionale della Confederazione dei cacciatori toscani, il grossetano Francesco Rustici – sono diminuiti gli abbattimenti complessivi di cinghiali (la specie più numerosa e più dannosa), scendendo a 87.684 capi rispetto ai 97.090 del 2016.

Al contempo, i danni causati dalla fauna selvatica continuano a crescere e, in Toscana, sfiorano ormai i quattro milioni di euro, un record assoluto che rischia seriamente di far saltare il banco di gran parte degli Atc toscani. Segno inequivocabile che qualcosa nella legge Obiettivo non sta funzionando».

Sulla riduzione del prelievo del cinghiale, per esempio, ha influito soprattutto il calo del 20 per cento degli abbattimenti - fermi a quota 60.976 - nelle cosiddette aree vocate, mentre risultano in aumento i prelievi nelle aree non vocate. «Guardando i dati diffusi dalla Regione Toscana – prosegue Rustici – anche per il capriolo (il secondo ungulato per ordine di consistenza e di danni provocati), non sembra esserci stato un reale incremento dei prelievi a seguito dell’applicazione delle legge Obiettivo: i numeri dei capi abbattuti restano stabili (17.754 capi nel 2014, 18.934 nel 2015 e 18.854 nel 2016).

Sul capriolo, infine, basta un dato: nel 2010 in Toscana si abbattevano 22.106 caprioli senza legge Obiettivo, mentre nel 2016, in piena legge speciale sugli ungulati, ne sono stati abbattuti 18.854, ossia 3.252 caprioli in meno rispetto al 2010.

È evidente che qualcosa (forse più di qualcosa) non funziona».

Sui 10 mila capi che mancano all’appello complessivamente, Rustici è molto chiaro. «I numeri da soli non danno conto delle situazioni particolari: è necessario intervenire in maniera mirata e rapida soprattutto nelle aree non vocate e all’interno degli istituti faunistici.

Per le aree vocate, invece, siamo sempre più che convinti del ruolo centrale delle squadre.

I cacciatori sparano in base alla disponibilità e quindi nel 2017 non abbiamo fatto altro che adeguarci alle minori densità di cinghiali (mentre nel 2016 i cinghiali erano in numero molto elevato) ma questo non significa che abbiamo limitato la popolazione, perché i danni aumentano in maniera costante».

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