verso la riaccensione 

Studio sulla salute nella piana La richiesta arriva al Governo

di Alfredo Faetti

La deputata di Forza Italia Elisabetta Ripani presenta un’interrogazione «L’impianto rischia di diventare il centro di smaltimento per tutta la Toscana»

SCARLINO

Il caso dell’inceneritore di Scarlino arriva in Parlamento. C’è un’interrogazione sulla scrivania dei ministri dell’Ambiente, Sergio Costa, della Salute, Giulia Grillo, e del Lavoro, Luigi Di Maio, per chiedere se l’esecutivo gialloverde sia a conoscenza della vicenda. Ma soprattutto, c’è la richiesta di uno studio epidemiologico sulle popolazioni interessate dall’impianto, ossia quelle di Follonica e Scarlino.

L’interrogazione porta la firma della deputata maremmana di Forza Italia Elisabetta Ripani. «Ho chiesto ai ministri se siano a conoscenza della situazione, quali azioni intendano intraprendere, nell’ambito delle proprie competenze e in coordinamento con gli enti territoriali interessati, al fine di garantire la tutela dell’ambiente, della salute pubblica e dei livelli occupazionali in gioco e infine se non intendano sollecitare l’avvio di un serio ed efficace monitoraggio e studio epidemiologico sullo stato di salute della popolazione dell’area interessata dell’inceneritore di Scarlino – spiega la deputata azzurra - Adesso si dia ascolto alla popolazione e anche il governo intervenga per mettere un punto definitivo alla questione: quell’impianto non può più funzionare».

Studio epidemiologico di cui si parla da anni, di cui la stessa Regione Toscana aveva disposto la realizzazione, ma che ad oggi non è mai stato neanche abbozzato. In quest’ottica, Ripani parla anche del piano politico della vicenda. «Sull’inceneritore di Scarlino il centrosinistra continua a commettere errori andando contro la volontà della popolazione e le sentenze emesse in questi anni che hanno sempre confermato le tesi dei contrari all’impianto – dice - La Regione Toscana guidata dal centrosinistra, vero responsabile di tutta la vicenda, sta per concedere l’ultima autorizzazione in ordine di tempo alla Scarlino Energia. Ai rischi per l’ambiente e per la salute si aggiunge la minaccia per le attività economiche legate al turismo che operano nell’area del golfo. Considerata la chiusura del termovalorizzatore di Pisa e il no del Consiglio di Stato alla realizzazione di un nuovo inceneritore a Firenze, il dubbio è che l’impianto di Scarlino diventi il centro di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti di tutta la Toscana. La popolazione, sostenuta dalle istituzioni locali (anch’esse espressione del centrosinistra), è sul piede di guerra e annuncia di voler continuare a protestare ad oltranza». La deputata parla anche dell’aspetto occupazionale: «queste persone e le loro famiglie non possono pagare per gli errori del centrosinistra, quindi devono necessariamente essere ricollocate in impieghi alternativi, per esempio nelle bonifiche dell’area del Casone, attese da anni ma mai portate a termine in modo soddisfacente», conclude. —