CALCIO: IL COMMENTO 

Il ritorno degli azzurri e le magagne da coprire

di STEFANO TAMBURINI

La Nazionale di Roberto Mancini (ore 20,45 di venerdì 7 settembre 2018, contro la Polonia) alle prese con i tre punti della Nations League ma il primo obiettivo è quello della ritrovata credibilità con un movimento che ha ancora gli stessi problemi (anzi di più) di quelli emersi dopo l’eliminazione dal Mondiale. E con il nuovo che avanza il calcio europeo resta ancora senza Var, neanche quello edulcorato che abbiamo qui da noi

Sono passati 298 giorni da quel lunedì della vergogna dello scorso novembre, quando a San Siro la nazionale di calcio uscì dalla porta del Mondiale e si infilò nel tombino che fino ad allora aveva almeno attenuato miasmi e vergogne dell’italico pallone.

Da allora non è che sia cambiato molto. La Federcalcio che era in mano al Niente messo lì dai soliti maneggioni è stata commissariata e sta per tornare al voto messa come e forse peggio di prima. E anche tutto intorno è cambiato zero o poco più. Certo, è una buona cosa che da oggi ci sia un’altra competizione con tre punti, la neonata Nations League, con un trofeo in palio, che conta poco ma che è oro colato sulla strada della ricerca della credibilità. Ed è una buona cosa che ci sia un ct come Roberto Mancini che qualche idea ce l’ha e qualcosa sta cominciando a dire e a far capire: vedremo finché sarà capace di insistere e, soprattutto, fino a che punto lo lasceranno arrivare.

Mancini ha cominciato a farsi sentire, con una lista di convocati molto estesa, con qualche giovane che in Serie A gioca zero e a dire di lasciar spazio a questi ragazzi. Il ct però non è così sciocco da non aver fatto i conti: i dati Transfermarkt di dicembre dicono che gli stranieri in Italia sono il 53,3% ma non è che lo scenario altrove sia diverso: Inghilterra 67,2, Germania 52,7, Spagna 42,8, Francia 49,7. Proprio la Francia campione del mondo ci offre lo spunto per un’altra riflessione: degli undici in campo per la finale solo uno, Mbappé, gioca nella Ligue 1. La ricchezza della Francia però è nella qualità dei giocatori esportati. Fra i nostri i soli Verratti e Jorginho hanno quarti di nobiltà, gli altri sono Zappacosta, Emerson Palmieri e l’incognita Balotelli, sospeso fra perdute speranze e incerte aspettative. E sui giovani italiani, non è mica così facile: Mancini quando era all’Inter spesso non aveva un italiano fra gli undici di partenza.

Il ct fa comunque bene a insistere, prendendo come esempio Nicolò Zaniolo: «È un Under 19, arrivato in finale dell’Europeo. Se ha qualità e le confermerà, verrà richiamato. Non è l’unico. I ragazzi forti li abbiamo, ma bisogna dare loro fiducia». Tutto molto giusto ma Zaniolo, vincitore di quasi tutto quello che c’era da vincere con le giovanili dell’Inter, è diventato subito carne da plusvalenza. La logica del pochi soldi, maledetti ma subito, del resto, ha inquinato da tempo l’italica visione del pallone, con presidenti capaci di spendere in anticipo tutto ciò che incamerano dai diritti tv e anche quello che deve ancora arrivare. Insomma, il nostro è un pallone dall’eterno sapor di cambiale.

Il Sistema calcio Italia ha quasi 4 miliardi di debiti e l’arrivo di Cristiano Ronaldo in qualche modo ha evitato il baratro ma i problemi restano. Quelli di disparità di risorse prima di tutto: gli ingaggi dei primi 11 giocatori della Juventus raggiungono gli 85 milioni che anche senza contare Ronaldo sarebbero di 58, i primi 11 del Milan portano a casa 41,8 milioni, quelli dell’Inter 38, al Napoli 31,2. L’Atalanta i primi 11 li paga “appena” 9,2 milioni, il Cagliari 7,1, quanto il solo stipendio di Dybala, l’Empoli si ferma a 4,75.

Il tutto con lo scenario tragico delle riforme fatte naufragare (solo la Juventus ha meritoriamente aderito al progetto seconde squadre) per lasciare inalterato il limbo di doppie proprietà, fabbriche di plusvalenze, prestiti mascherati e provvigioni mostruose per l’arcipelago dei procuratori maneggioni. E va ancora peggio con il rispetto delle regole, con la Lega calcio che si incaponisce multando chi porta una fascia da capitano personalizzata (ad esempio quella della Fiorentina in onore di Davide Astori) e permettendo al tempo stesso che la Juve esponga allo stadio un numero falso di scudetti. Forte con i deboli e debole con i forti.

Un po’ come l’Uefa che stasera e in tutte le partite della Nations League manderà ancora in scena quella pagliacciata degli addizionali di porta lasciata in eredità da Pierluigi Collina come estremo tentativo di evitare la tecnologia. Già: niente Var, neanche quello annacquato riproposto al secondo giro in Italia. Dunque pieno Medioevo mentre per i supplementari si pensa al quinto cambio e a cancellare il doppio valore del gol in trasferta. E cosa è questo se non l’ennesimo favore ai più forti? Per carità, nulla di nuovo: basta non illudersi. Speriamo solo che cambi un po’ il vento per la Nazionale. Almeno quello. —

twitter: @s_tamburini

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