L'Opinione

Il Contratto da onorare forse diventa da strappare

di Bruno Manfellotto

Sta’ a vedere che Salvini & Di Maio sono rimasti folgorati sulla via della responsabilità, che si sono resi conto che governare è più complesso di un tweet. Non si spiega altrimenti la svolta improvvisa su una questione certo non secondaria: l’Europa non è più la tana di gnomi complottisti, piuttosto di politici e funzionari con i quali è opportuno cercare un accordo sulla manovra di bilancio. Ma guarda un po’. E prima c’erano stati i ripensamenti sull’Ilva, sulla nazionalizzazione di Autostrade e sulle pensioni d’oro. Vabbè, però restano le domande d’obbligo: la svolta c’è stata davvero o è solo tattica?

Il cambio di passo c’è stato certamente, sembra quasi che il ministro Tria sia riuscito a fare ciò che sembrava impossibile: convincere i due alani del governo Conte che i parametri di Bruxelles sono non stupidi e umilianti, ma garanzia di stabilità per tutti. Ed ecco dunque i due affermare all’unisono che i vincoli saranno rispettati. Ma non erano la prova che l’Europa è matrigna? Come ripensamento non è da poco.

Però, visto che Di Maio e Salvini ci hanno abituato a repentini cambi di fronte, aspettiamo ancora un po’. Del resto sulle vaccinazioni si sono esibiti in un bel “paso doble”: prima sono tornate obbligatorie, ohibò, ma solo ventiquattr’ore dopo ecco di nuovo proroga e autocertificazione. Ma non è detto che non si cambi ancora.

In economia, invece, sembra di ascoltare un’altra musica. I due devono aver capito che un aumento dello spread sui titoli di Stato rischia di mandare all’aria tutti i loro piani (costosi) e di pesare su imprese e cittadini. Alzare la voce serve a poco se non si porta a casa qualche risultato. Forse pensano anche che l’unico argomento capace di condizionare le prossime elezioni europee, alle quali entrambi tengono come alla prova decisiva della loro leadership, sia quello dell’immigrazione (a proposito: vediamo l’esito del voto di domani in Svezia), e dunque sul resto si possono accettare compromessi.

Tanta responsabilità, se davvero c’è, porta però alcune conseguenze di non poco peso. Una volta folgorati, Salvini & Di Maio sono disposti a rinunciare a ciò che hanno promesso, flat tax e reddito di cittadinanza, condono fiscale e nuove pensioni la cui attuazione violerebbe e i vincoli e il nuovo credo gialloverde? Evidentemente no. E allora, che fare? L’unica strada potrebbe essere quella di gettare alle ortiche il Contratto e i suoi sogni e sottoscriverne un altro che diluisca negli anni le mirabolanti promesse dei due dioscuri.

Ma non è così semplice: Salvini, forte della sua rendita di posizione sul tema dei migranti, potrebbe anche rischiare e rinviare la flat tax con relativo codicillo di condono fiscale (cui tengono assai le partite Iva del nord), ma Di Maio senza reddito di cittadinanza, caro al sud, può diventare un’anatra zoppa. E dunque rieccoci al dissidio consenso-equilibrio di bilancio. Spero di sbagliare, ma ho l’impressione che non sia affatto finita...

 

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