Diritti umani

I timori del Palazzo di Vetro e il colpo basso all’Italia

di Andrea Sarubbi

L'opinione

Per capire meglio lo scontro in atto tra Italia e Onu, il primo dell’era gialloverde dopo una lunga luna di miele con i governi precedenti, c’è da fare una premessa. E la premessa, che in pochi conoscono, è che l’Italia è candidata in questi giorni a un seggio nel Consiglio Diritti Umani per il triennio 2019-2021: ne ha già fatto parte dal 2007 al 2014, ora cerca di rientrarvi al posto di Belgio, Germania o Svizzera, tutti Paesi in scadenza di mandato.

Proprio una settimana fa la nostra nuova ambasciatrice, Mariangela Zappia, esponeva la candidatura italiana al Palazzo di Vetro, di fronte ai rappresentanti della società civile; c’è una campagna elettorale in atto, insomma, e in campagna elettorale volano colpi bassi: le accuse di Michelle Bachelet sul mancato rispetto dei diritti umani in Italia, dicono nei corridoi della Farnesina, appartengono a quella categoria.

La posizione ufficiale dell’Italia è quella ribadita ieri dal nostro rappresentante a Ginevra, Gian Lorenzo Cornado, durante i pochi secondi concessi a ogni Paese nella sessione plenaria con il nuovo Alto Commissario: la questione dei migranti è europea e va affrontata con responsabilità condivise, ma i vari governi succedutisi a Palazzo Chigi negli ultimi anni rivendicano la lotta al traffico di esseri umani, il salvataggio di vite in mare, la prima accoglienza e i progetti di aiuto allo sviluppo nei Paesi di origine delle migrazioni.

Se c’è qualcuno che deve fare mea culpa – aggiungono alla Farnesina a microfoni spenti – è semmai proprio l’Onu, riluttante a intervenire in Libia finché l’Italia non ha fatto pressioni e stranamente insensibile di fronte a quello che accade in Paesi più potenti del nostro. Nessuno lo dice apertamente, ma il bersaglio è la Francia di Macron. Che a Calais continua con gli sgomberi forzati e che alla frontiera con Ventimiglia respinge donne incinte, ma che – essendo membro permanente del Consiglio di sicurezza – ha un peso determinante nel funzionamento delle Nazioni Unite: le politiche di Trump, con gli Usa già fuori dal Consiglio Diritti Umani e ormai prossimi ad abbandonare anche l’Unesco, stanno riportando al centro le relazioni bilaterali tra i singoli Paesi.

L’Italia è stata finora uno strenuo difensore del multilateralismo, e con i suoi versamenti rappresenta uno dei maggiori contributori al bilancio delle Nazioni Unite; negli anni di Berlusconi ha lanciato la campagna per tornare in Consiglio di sicurezza, poi vinta a metà (un anno noi durante il governo Gentiloni, uno l’Olanda); ora, però, il timore del Palazzo di vetro è che a Roma sia cambiato il vento, e le dichiarazioni trumpiane di Salvini sui finanziamenti («L’Onu è inutile, taglieremo i fondi») e sulla chiusura dei porti hanno dato un ottimo pretesto a chi – per i motivi politici ed elettorali di cui sopra – voleva attaccarci.

Resta la nostra storia a testimoniare per noi, ma in certi momenti anche una parola sbagliata rischia di cancellarla. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI