musica

Giulio Cesare Ricci, il Mastro Vinile che fa rinascere i dischi neri

di Cristiana Grasso

Livorno. Da bambino sognava di fare dischi. E ci è riuscito. Ora sforna con la sua Fonè prodotti sopraffini con i più grandi musicisti. E ha rilanciato anche i successi di Vasco Rossi

LIVORNO. Vasco Rossi gli ha detto che si è comprato un giradischi nuovo per poter riascoltare le proprie canzoni sprigionarsi da quei vinili che lui ha creato nella magica casa dei suoni immersa nella campagna delle colline pisane dove i microfoni dei Beatles convivono con apparecchiature dei Rolling Stones. Lui, quello che ha “costretto” Vasco Rossi a frugarsi per un giradischi super tecnologioco è Giulio Cesare Ricci, livornese per davvero («sono nato il 22 maggio, giorno della patrona, più livornese di così»), 58 anni e sette note sempre in testa. Era un bambino («avevo dieci anni») quando decise che “voleva fare i dischi”, non nel senso di cantare ma proprio di realizzarli materialmente. Ora è un “omone” ,come ama definirsi lui stesso, fiero del fisico imponente e del look da artista di altri tempi.

Quello fatto con i brani di Vasco non è il suo unico miracolo sonoro. Non per niente Renzo Arbore, suo grande amico, quando parla di Giulio Cesare lo definisce Mastro Vinile. Già perché in questo campo, ossia il rinascimento e la rilettura dell’analogico e quindi dei dischi neri, «e rinascimento significa raggiungere una qualità del suono unica di altissimo livello», Ricci è un campione. Del resto è da quando era quel famoso bambino che traffica, a livello sempre più sopraffino, con registratori a nastro, valvole, torni di incisione, lacche e vinili. Da 34 anni ha una vera e propria casa discografica, la Fonè, che ad ora ha prodotto più di 900 titoli.Su di lui sta per uscire un libro. E sta scendendo in politica, uomo di sinistra «ma sinistra per davvero». Ma questa della politica è un’altra storia, storia nella storia, perché Ricci prima di tutto è un mago della musica.

Quindi ha la responsabilità di aver fatto comprare un nuovo giradischi a Vasco?

«Con Vasco Rossi ho fatto un lavoro di cui vado fiero. Ho preso i cinque album più famosi, da Bollicine a Vado al Massimo e li ho completamente rilavorati partendo dal master originale,cercando di mettere in risalto tutta la qualità del suono. Ho trasferito tutta questa varietà in cinque nuovi vinili e in cinque nuovi super audio cd. Tutto il mondo di Vasco e Vasco stesso mi hanno elogiato, hanno parlato di un lavoro fantastico. Anche Red Ronnie all’accoppiata Ricci-Vasco ha dedicato il suo Roxy Bar». Perché quei titoli e perché Vasco? «Perché questi sono gli album storici di Vasco Rossi, hanno rappresentato le pagine più importanti della sua carriera. Infatti nei concerti ancora ripropone quei brani, grandi classici. La bellissima “Toffee” per esempio è responsabile della nascita di chissà quanti bambini e di bambine, ha un grosso potenziale emotivo e andava fatto risentire al massimo dell’emozione. E poi mi sono dedicato a Vasco perché è un grandissimo comunicatore, lo seguono tutti, dai 16 ai 90 anni, comunica cose vere, parla come mangia. La ritengo una cosa speciale, gli ho voluto rendere omaggio».

Giulio Cesare Ricci nel suo studio

Ma i vinili si vendono bene? E quanto costano?

«Diciamo che oggi le vendite di supporti in vinile sono basse ma il problema riguarda tutti i supporti, anche i cd, perché la musica si scarica più o meno legalmente. I miei dischi però si vendono. Nei primi anni 80, con il lancio dei cd, al disco nero è stato fatto il funerale. Io ho voluto tenerlo in vita. Puntando sulla qualità del suono. Il prezzo? Un vinile Fonè di Vasco Rossi costa 35 euro». Come si “costruisce” fisicamente” un disco in vinile? «Occorrono macchine antiche per la lavorazione. Ma anche chi sa usarle. Nei pochi stabilimenti che fanno lo stampaggio si usano macchinari del 1970 ma questa tecnologia vintage è gestita da gente che all’epoca era appena nata, non hanno mai studiato sul campo questo metodo. Io invece sono cresciuto in mezzo a questi sistemi».

Già, visto che a 10 anni aveva deciso che la musica era la sua passione e che da grande voleva “fare dischi”...

«Sì ero un bambino e andavo a comprarmi dischi di musica classica. I miei genitori mi assecondavano, anche se era una cosa un po’ strana: in tutto il resto ero un ragazzino come tanti, avevo amici, studiavo. Studiavo il giusto, frequentavo il liceo di via della Bassata, perché volevo ottenere le borse di studio per comprare registratori e dischi. Io volevo essere al servizio della musica e dei musicisti. Facevo anche la scuola maestri di tennis, facevo politica e cercavo di non farmi dare soldi dai miei».

Quando inizia l’avventura Fonè?

«Nell’83 creo Fonè e creo un vinile, “Sonate per violino solo”. Con l’artista Marco Fornaciari livornese, famoso violinista, primo violino dei Solisti Veneti. Registrammo a Livorno nella cappella di San Ranieri dentro la chiesa di Santa Giulia, patrono pisano e patrona livornese, quella del mio compleanno, uniti nel segno della musica. Questo primo disco è un po’ il manifesto di quello che succederà dopo. Solo con questo disco mi presentai a Londra alla fiera dell’Alta Fedeltà, avevo 25 anni. Fui contattato dalla Jvc giapponese, dal presidente mister Honda. Non avevo un catalogo ma solo quel disco. Honda decise di collaborare con me un po’ a scatola chiusa e la collaborazione è proseguita per 15 anni. Voleva essere sicuro che avrebbe distribuito tutti i dischi che avremmo fatto in futuro».

Dove e come si svolgono le registrazioni?

«Non negli studi ma dove c’è un’acustica speciale, come nei teatri, castelli, cantine per il jazz. Dalla Scala al San Carlo, al Goldoni prima del restauro. A casa ho una sala musica dove ascolto e realizzo la post produzione. Il materiale che uso per andare sui luoghi delle registrazioni riempie due camion di roba per analogico e digitale. Scelto l’artista lo ascoltiamo, registriamo scegliamo le parti migliori, poi realizzo io stesso il disco di cera, una sorta di prototipo. Da qui ci sono tutte una serie di fasi, che si svolgono prevalentemente in Germania, per arrivare al prodotto finito».

Giulio Cesare Ricci con le sue preziose apparecchiature

Chi compra i dischi targati Fonè?

«Si comprano in 28 paesi del mondo, dal sito www.fone.it arrivano in 24 ore. Il mio lavoro l’ho sempre dedicato al pubblico non avendo mai avuto e voluto sponsor e padrini. Io mi rivolgo alle persone e se fino ad ora ho potuto andare avanti è perché il prodotto funziona. Per incrementare il pubblico sto puntando su più generi musicali. All’inizio mi occupavo solo di classica perché la amavo e la amo e continuo a lavorarci. Poi ho cominciato a lavorare sul jazz. Da 10 anni mi sono impegnato anche a valorizzare artisti del pop italiano realizzando versioni dei loro dischi più speciali. Renzo Arbore , Ornella Vanoni, Paolo Conte, Stefano Bollani, Pino Daniele , Vasco. Altre chicche? Mahler diretto da Noseda, Accardo. E per il jazz Scott Hamilton, Enzo Pietropaoli , Petra Magoni Ferruccio Spinetti Musica Nuda, Fausto Mesolella . Grandi artisti e generi diversi per fidelizzare più pubblico possibile».

Insomma il bambino di 10 anni ha ottenuto quello che voleva...

«Sì a i giovani voglio lanciare un messaggio. Se avete un soggno giocatevelo, cercate di realizzarlo. Io sono una persona normale e ho dimostrato che si può fare».