«Passò notizie riservate alla banda», a processo un poliziotto

di Federico Lazzotti

Livorno, nove gli indagati rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Attila-bis”. L’ex cancelliera del Tribunale accusata di corruzione ha scelto l’abbreviato

LIVORNO. Tra il Ferragosto del 2013 e il 15 gennaio dell’anno successivo ha consultato per dieci volte, a scopo privato, la banca dati dello Sdi, il sistema informatico d’indagine delle forze dell’ordine. E in due occasione la ricerca è stata effettuata mentre l’agente era in congedo. L’obiettivo? Secondo gli investigatori coordinati dai pubblici ministeri Massimo Mannucci e Daniele Rosa (nella foto in basso), era verificare le inchieste a carico di persone legate alla “Banda degli Amici”, il presunto sodalizio criminale che avrebbe commesso in città una serie di reati tra il 2009 e il settembre del 2014.

È questa l’accusa con la quale è stato rinviato a giudizio Paolo Di Nardi, 46 anni, assistente capo della polizia di Stato, allora in servizio a Livorno. «Il pubblico ufficiale – è il reato contestato all’agente – che comunica o fa uso di dati ed informazioni in violazione delle disposizioni della presente legge, o al di fuori dei fini previsti dalla stessa, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a tre anni». L’appuntamento per la prima udienza è fissato per il prossimo 6 dicembre quando i due procedimenti penali che riguardano la cosiddetta inchiesta “Attila”, dal soprannome del principale indagato, Andrea Polinti, saranno con tutta probabilità riuniti.

VERSO IL PROCESSO. Oltre a Di Nardi e Polinti, davanti al collegio, compariranno altri otto imputati: Andrea Calloni, 44 anni, Daniele Petroni, 44, Linda Giuliano, 42, Federico Battini, 45, Massimo Vernace, 46, Moreno Dentice, 47, Marta Morelli, 23, e Luis Aldo Damian Lemuchi, 27. Per sette di questi (tutti eccetto Calloni), il rinvio a giudizio è stato disposto nella mattinata di giovedì 5 ottobre dal giudice per l’udienza preliminare Antonio Del Forno, che ha accordato anche due richieste per riti alternativi e una messa alla prova.

"Poliziotto e cancelliera a processo": passavano informazioni riservate


«Rispetto all’enormità delle accuse iniziali e al numero degli indagati (erano quaranta ndr) – spiega uno degli avvocati difensori – questo processo assomiglia alla montagna che ha partorito un topolino». Non solo. Perché per diversi reati contestati ad alcuni dei protagonisti incombe anche l’ombra della prescrizione che impedirebbe di accertare la colpevolezza o meno degli imputati. Ecco perché non è escluso che tra le varie ipotesi di reato contestate dalla Procura, resti in piedi solo la più grave, quella di associazione per delinquere della quale devono rispondere i soli Polinti, Calloni, Petroni e Giuliano, accusati «di più delitti di truffa ai danni di compagnie assicurative e banche, estorsione, minaccia, violenza personale, lesioni volontarie, detenzioni e porto illegale di armi, nonché più delitti in violazione della normativa tributaria e delitti di bancarotta fraudolenta».

RITI ALTERNATIVI. Tra gli indagati che hanno fatto richiesta di rito alternativo, spicca il nome di Paola Bartoli, 60 anni, ex cancelliera del Tribunale di Livorno ora in pensione e accusata di corruzione. Secondo gli inquirenti, la donna – fino al 2013 impiegata all’ufficio del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno, avrebbe accettato ripetutamente da Polinti e Calloni, somme di denaro tra i 100 e i 200 euro in cambio di informazioni coperte da segreto e relative a procedimenti penali, e inoltre messo a disposizione fascicoli di indagine a persone non autorizzate a consultarli. Attraverso il suo legale, l’avvocato Luciano Picchi, l’ex dipendente pubblica ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato che sarà discusso il prossimo 22 di febbraio.

Una mossa processuale che permetterà all’imputata di essere giudicata sulle prove raccolte durante l’inchiesta e in caso di condanna di avere una riduzione di un terzo sulla pena finale. Nella stessa udienza sarà trattato anche il patteggiamento (un anno e quattro mesi) nei confronti di Livio Paci, 35 anni, accusato della forma meno grave di associazione per delinquere in qualità di autista del Polinti. Il giudice ha invece accordato la messa alla prova chiesta dal legale di Consuelo Frassinelli, 28 anni, indagata per aver truffato la Banca del credito cooperativo di Castagneto Carducci per acquistare un immobile.