Truffa per la casa popolare: assolto Alessandro Lucarelli, condanna bis per i genitori

di Federico Lazzotti

Livorno, i giudici d'appello hanno concesso uno sconto a Maurizio e la moglie per la prescrizione:  «Faremo ricorso in Cassazione: sparita la richiesta di acquisto dell’immobile»

LIVORNO . La storia infinita sulla truffa ai danni di Casalp (società che gestisce gli alloggi popolari) messa in piedi da parte famiglia Lucarelli per mantenere l’appartamento in via dell’Antimonio 7, a Shangai, è arrivata a una nuova svolta. Assolto il calciatore Alessandro Lucarelli, sentenza confermata, invece, con uno sconto di otto mesi grazie alla prescrizione di parte delle accuse, per il padre Maurizio, 61 anni, e la mamma Franca Bussotti, 57, condannati entrambi a un anno e quattro mesi.

A scrivere il secondo capitolo processuale dell’inchiesta la corte d’appello di Firenze in una sentenza rimasta per mesi “segreta” (è stata depositata all’inizio del 2017). Ai giudici fiorentini si erano rivolti gli avvocati difensori Massimo Girardi e Gabriele Rondanina all’indomani della condanna in primo grado – con rito abbreviato – dei tre imputati con l’aggiunta del risarcimento del danno e la perdita dell’immobile. Oltre al raggiro, all’attuale capitano del Parma e ai genitori era stato contestato in concorso anche il reato di falso «per aver fornito a Casalp una rappresentazione fittizia sullo stato anagrafico e reddituale». Al centro degli accertamenti il periodo compreso tra il 2005 e il 2009 e in particolare la separazione – fittizia per gli investigatori – architettata per mantenere l’appartamento a un canone mensile irrisorio nonostante la coppia vivesse stabilmente altrove. L’ex difensore amaranto, invece, era stato tirato in ballo perché in via dell’Antimonio aveva fissato la sede legale di una sua società, la “Mac Sas”.

LE MOTIVAZIONI. Nella sentenza firmata dal giudice Alessandro Nencini, il collegio ha rigettato i motivi del ricorso presentati dai difensori per le posizioni dei coniugi Lucarelli. «Non vi è dubbio – scrivono – che gli accertamenti della polizia giudiziaria, i consumi relativi alle utenze domestiche e le dichiarazioni dei vicini raccolte dagli investigatori, portino tutte a ritenere che l’appartamento sia stato concesso dall’ente proprietario in assenza delle condizioni di legge che legittimino tale concessione». Venendo ai motivi di carattere personale – vanno avanti i giudici – «Maurizio Lucarelli deve essere ritenuto responsabile a titolo di concorso nelle condotte della moglie, sia perché senza la sua disponibilità dell’alloggio tali condotte non avrebbero potuto essere perseguite, sia perché comunque ha posto in essere una condotta concorsuale di sicura rilevanza, traendo peraltro beneficio dell’illecito».

Truffa allo Stato, condannati i Lucarelli


Discorso diverso per il figlio Alessandro. «Quest’ultimo – fa notare il collegio – non risulta agli atti abbia avuto una condotta concorsuale rilevante dei reati per cui si procede. Il coinvolgimento dell’imputato – precisano – attiene unicamente al presunto vantaggio che avrebbe avuto dalla disponibilità familiare dell’alloggio. Ma proprio dagli accertamenti della polizia giudiziaria è emerso come questa sede fosse “fittizia”, poiché al momento dell’accesso all’appartamento lo stesso risultava sostanzialmente disabitato. Inoltre – concludono motivando l’assoluzione – trattandosi del figlio, avrebbe potuto porre in essere questa modesta utilizzazione su indicazione dei genitori senza essere necessariamente a conoscenza delle ragioni per le quali i due avevano la disponibilità dell’alloggio».

LE REAZIONI. Spiegano Lucarelli senior e la moglie: «Il primo dato è che nostro figlio Alessandro che era stato ingiustamente condannato in primo grado, è stato invece assolto dalla corte di appello. Adesso – proseguono – ci auguriamo che la corte di Cassazione, cui abbiamo già fatto ricorso, estenda l’assoluzione. Ricordiamo infine che quando non avevano ancora ripreso la coabitazione, a Franca era stato riconosciuto il diritto di vedersi assegnato in proprietà l’alloggio popolare, ciò avvenne il 18 maggio, data in cui versò un anticipo di 185,93 euro che Casalp incassò come “acconto su spese contrattuali”. All’epoca naturalmente il processo non era iniziato. Il nostro cruccio è che non siano mai state svolte indagini da parte di Casalp sulla sparizione della pratica Bussotti che all’epoca ha impedito il perfezionamento dell’acquisto della casa».