Telemarketing: i deputati firmano per far votare subito la legge anti-molestie

Ora la parola passa al Governo che deve dare l’assenso. Ma in Ala c’è chi dice: «Non è necessario l’iter veloce»

ROMA. Le firme ora ci sono tutte. Più di 70. La maggior parte dei deputati (i 4/5) delle commissioni Attività Produttive e Lavori pubblici hanno sottoscritto la richiesta: approvare la legge contro il telemarketing aggressivo con iter veloce, senza passare dall’aula. Si dice approvare la norma in commissione in “sede legislativa”, ma le parole, in questa fase, hanno poca importanza. Contano i fatti. La riforma del Registro delle Opposizioni è a portata di mano.

E mai è stata così sotto attacco. Lo sanno tutti: o la legge passa ora, prima della fine della legislatura, o i consumatori si possono dimenticare di avere uno scudo contro le chiamate moleste. Certo il disegno di legge in discussione, alla Camera è stato peggiorato rispetto al testo approvato al Senato. Ma tutti gli emendamenti che oggi vengono indicati come peggiorativi sono stati reclamati dai sindacati e dalle imprese per salvaguardare i posti di lavoro: 25mila dicevano fino a qualche settimana fa.

E quindi - ricordano i relatori della legge alla Camera, Michele Mognato (Mdp) e Lorenzo Basso (Pd) - il testo è frutto del compromesso per tutelare lavoro e diritto degli abbonati a difendersi dalle chiamate indesiderate. La riforma, infatti, se approvata - come ricorda il Garante della Privacy - consente, per la prima volta, a tutti gli utenti di iscriversi al Registro delle opposizioni e di vietare a qualunque azienda di effettuare chiamate pubblicitarie senza consenso esplicito; inoltre vieta alle aziende di vendere i numeri dei propri clienti.

Da qui lo sforzo compiuto ieri in commissione Attività produttive da Mognato per raccogliere 37 firme (su 44): quelle necessarie per chiedere al Governo il voto in sede legislativa. Le firme della commissione Lavori pubblici erano già state raccolte la settimana scorsa.

Fra i deputati della commissione Attività produttive che non hanno votato la richiesta di iter veloce c’è Ignazio Abrignani (Ala). È lo stesso che ha presentato anche gli emendamenti considerati “peggiorativi” della legge. Il 16 novembre, nell’ultima seduta congiunta delle due commissione, ha ribadito che sull’opportunità di procedere tempestivamente all’approvazione della legge «occorra acquisire la posizione di tutti i gruppi» e stabilire «l’effettiva necessità».

Insomma, Abrignani non avrebbe voluto l’iter veloce. Perché sia contrario non si sa: pur avendolo cercato, non risponde. Ora la risposta che conta è quella del Governo: dovrebbe essere celere, in modo che le commissioni possano votare il provvedimento in fretta e rimandarlo al Senato, per l’approvazione definitiva. Non ci dovrebbero essere motivi di ritardo: sia alla Camera, sia al Senato, attraverso il sottosegretario Antonello Giacomelli il governo si è già espresso sulla legge. E si è espresso a favore.

Ilaria Bonuccelli