In malattia per 250 giorni in un anno, licenziato dall’Aamps

di Federico Lazzotti

Livorno, il dipendente ha fatto ricorso al tribunale del lavoro perché non è stato informato del rischio dall’azienda: «Sarà risarcito ma non reintegrato»

LIVORNO . Nel 2016 Emanuele Pergolari, dipendente Aamps da sette anni, ha accumulato oltre 250 giorni di malattia superando così il limite fissato dal contratto nazionale del lavoro. Motivo per cui l’azienda dei rifiuti di proprietà del Comune di Livorno il 16 febbraio scorso ha inviato a casa del trentottenne una raccomandata con la quale lo informava del licenziamento. È iniziata così una battaglia legale tra Aamps e gli avvocati dell’ex dipendente che si è conclusa nei giorni scorsi con un provvedimento firmato dalla giudice Raffaella Calò. Da un lato la magistrata ha definito il licenziamento «illegittimo» disponendo una sorta di risarcimento nei confronti di Pergolari, ma dall’altro non ha accolto la richiesta dei sui legali che avevano chiesto anche il reintegro in azienda.

«La decisione della giudice – spiegano gli avvocati Bruno e Stefano Neri – è assai rilevante perché in sostanza afferma il principio che, laddove vi sia una previsione del contratto collettivo di lavoro, è illegittimo il comportamento del datore di lavoro che licenzi un dipendente per superamento del periodo di comporto (cioè il periodo in cui il lavoratore in malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro ndr) senza averlo preventivamente informato che perdurando l’assenza sarà licenziato».

«Troppi giorni di malattia», licenziato a 52 anni dopo l’infarto


Proprio la trasparenza di Aamps nel comunicare «entro il mese di gennaio» al dipendente il superamento della soglia limite al di là della quale sarebbe scattato il licenziamento, è stata al centro della sentenza. L’azienda, infatti, durante il processo ha sostenuto di aver informato Pergolari una volta per telefono e l’altra nel corso di un incontro di questa eventualità. E dunque di averlo messo nelle condizioni di chiedere – ad esempio – al posto della malattia l’aspettativa.

«L’affermazione di Aamps – scrive la giudice – non ha trovato puntuale riscontro nella istruttoria svolta; da un lato un testimone ha affermato di non ricordare se un terzo dipendente comunicò al ricorrente il numero dei giorni di comporto; dall’altro c’è una dichiarazioni contraddittorie circa il contenuto della comunicazione». E aggiunge: «Anche laddove volesse per ipotesi ritenersi provato che Aamps abbia effettivamente comunicato al ricorrente il numero esatto dei giorni di ferie maturati al momento della telefonata del gennaio 2016 in ogni caso una tale modalità di comunicazione risulterebbe in contrasto con la correttezza e buona fede contrattuale, essendo palese l’importanza di tale comunicazione per il lavoratore stante le conseguenze che derivano dal superamento del comporto e quindi la necessità di adottare un mezzo idoneo allo scopo».

Ne deriva – è la conclusione – «l’illegittimità del licenziamento per non essere stata la comunicazione di licenziamento preceduta dalla comunicazione dei giorni di assenza prevista dalla norma collettiva». A Pergolari è stato riconosciuto il pagamento da Aamps di dieci mensilità oltre a 2.659 euro di risarcimento per le spese.

«La decisione, che non risulta avere precedenti in Italia – concludono gli avvocati – è importante per il fatto che ha ritenuto illegittimo il licenziamento del datore di lavoro, tuttavia ci soddisfa a metà, avendo ritenuto, il giudice, che si tratti di una irregolarità di natura formale, onde per cui ci riserviamo di proporre opposizione al provvedimento che non ha ritenuto di disporre la reintegrazione nel posto di lavoro come chiedevamo o, comunque, almeno un maggior numero di mensilità: tra dodici e ventiquattro».