Violenza a scuola, spacca i denti al compagno davanti alla professoressa

di Federico Lazzotti

Livorno, l’aggressione tra due studenti di terza media. Archiviata la denuncia  perché ha meno di 14 anni. «Mio figlio costretto a cambiare istituto»

LIVORNO . Uno scherzo come ne avvengono a decine a scuola – spostare lo zaino del compagno in fondo alla classe – si è trasformato in una lite e poi in una aggressione che ha causato danni permanenti alla giovane vittima, un ragazzino di quattordici anni che si è trovato con due denti rotti dopo i pugni incassati dal rivale.

Tutto è accaduto nel giro di pochi minuti in una classe di terza media che fa parte del complesso delle Mazzini e di cui non pubblichiamo il nome per tutelare i protagonisti della storia.

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È la stessa professoressa a descrivere, sia sul registro di classe cartaceo che su quello digitale, quanto successo davanti ai suoi occhi la mattina del 19 ottobre scorso: lo scherzo, il faccia a faccia tra i due compagni, la vittima che – secondo l’insegnante – si ribella con una spinta (la famiglia sostiene che non ci sia mai stata) prima di essere colpito in faccia con un cazzotto.

A denunciare l’ennesimo episodio di violenza in classe dopo quelli registrati tra novembre e dicembre in altri istituti di Livorno, è la mamma del quattordicenne picchiato che si è rivolta all’avvocato Mario Galdieri che nei giorni successivi ha presentato querela al tribunale dei minori.

«La denuncia – spiega oggi il legale – è stata archiviata perché il ragazzino responsabile ha meno di 14 anni e quindi per la legge non è imputabile».

Archiviata la strada legale la famiglia del quattordicenne continua la propria battaglia per avere una sorta di giustizia da un punto di vista morale e assicurativo.

«Quello che è successo ci ha ferito sia a livello scolastico che a livello personale», spiega la mamma del giovane studente.

«Ci siamo sentiti talmente abbandonati che abbiamo deciso di far cambiare scuola a mio figlio perché non c’erano più le condizioni per restare: aveva paura di tornare in classe», va avanti la donna.

A deludere la famiglia è stato soprattutto quanto avvenuto il giorno dell’aggressione e in quelli seguenti. «Sono stata chiamata dalla scuola quasi un’ora dopo e ho portato io mio figlio al pronto soccorso. Ecco perché ho subito pensato: com’è possibile che in una classe dove è presente l’insegnate possa accadere una cosa simile senza che la professoressa intervenga?».

Una decina di giorni dopo il fattaccio, a casa del ragazzino è arrivata una lettera dalla scuola che per la famiglia ha il sapore della beffa.

«Ci hanno notificato un provvedimento disciplinare nei suoi confronti, un ammonimento, avvisandoci del comportamento rissoso tenuto in classe. Inoltre sono spuntate note che prima di quel giorno nessuno ci aveva mai fatto sapere. La nostra impressione – va avanti la mamma – è che in questo modo la scuola si sia voluta deresponsabilizzare dicendo: è vero ha preso un pugno ma anche lui ha le sue colpe».

Le conseguenze di quanto è successo non si sono fatte attendere. «Mio figlio – va avanti la donna – non è voluto più andare in quella scuola e quindi nonostante le difficoltà ne abbiamo cercata un’altra. Ma oltre al danno – prosegue – l’aspetto di questa storia che ci ha feriti maggiormente è il fatto che nessuno ci abbia chiesto scusa: né la scuola, né la famiglia del ragazzo che ha tirato il pugno. L’unico in qualche modo che si è fatto avanti è stato il compagno di mio figlio che si è scusato con lui».

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