Alluvione, a febbraio il bando per i fondi

In ballo 356mila euro: in Comune il dibattito sui criteri. Richieste per 22 milioni da 1.826 cittadini e 301 imprese

LIVORNO. Partirà entro inizio febbraio il bando per l’assegnazione dei 356mila euro che il Comune destinerà ai livornesi che hanno subito danni in seguito all’alluvione dello scorso 10 settembre. Ieri si è svolta una commissione speciale e la vicesindaca Stella Sorgente ha annunciato che a breve verrà scelto un criterio e poi si partirà con l’assegnazione.

«Non sarà facile – ha detto – perché i fondi sono pochi e le persone che hanno bisogno sono tantissime, ma troveremo il modo più equo. Nel conto corrente “Livorno nel cuore” sono rimasti 156mila euro. Ce n’erano 191, ma 35mila sono già stati impiegati alla fine dell’anno. Perciò la giunta ha proposto di aggiungere altri 200mila euro che arriverebbero dal bilancio comunale e non dai contributi di solidarietà. Ma il bilancio è stato presentato giovedì e dovrà essere approvato il mese prossimo».

I 350mila euro, in realtà, non sono neanche un decimo della cifra che è venuta fuori dalle autocertificazioni dei cittadini colpiti dall’alluvione. Le famose schede B, infatti, sono state consegnate da 1826 cittadini e facendo la somma dei danni, la somma ammonta a circa 5milioni. Se poi si aggiungono anche le 301 imprese che hanno fatto richiesta di risarcimento, arriviamo a oltre 17milioni. Ed è per questo che l’amministrazione dovrà decidere se andare ad aiutare i privati, le imprese o entrambi. «Per prima cosa – ha aggiunto Stella Sorgente – dobbiamo decidere i criteri, poi daremo il via al bando. Abbiamo fatto un tavolo con Fondazione Livorno, i due Rotary, i due Lions, la Caritas, Reset, associazione Bimbi Motosi, Soroptimist e tutti gli altri soggetti che hanno raccolto i fondi e stiamo valutando come distribuirli».

Un criterio potrebbe essere l’Isee e si è parlato di uno sbarramento a 36mila euro, che è quello scelto dalla Regione. «L’Isee non può bastare – ha commentato il consigliere Andrea Raspanti (Futuro) – perché bisogna prevedere delle variabili in base a punteggi, come ad esempio il numero dei figli, dei minori, dei disabili o la situazione reddituale della famiglia. Bisogna creare una griglia per andare oltre alla classificazione oggettiva. Quante persone sono finite sotto la soglia di povertà dopo l’alluvione? Per loro il rischio è che si apra un percorso di un nuovo impoverimento strutturale. Magari in seguito a somme di 10 o 20mila euro che sono costretti a spendere per risistemare la casa. Sono le persone persone più fragili che dobbiamo andare ad aiutare in modo prioritario».

In commissione era presente anche Antonio Bertelli, capo di gabinetto del sindasco Nogarin. «Dobbiamo creare un bando unitario con le associazioni per garantire quella che in gergo si chiama sussidiarietà orizzontale. Anche perché le associazioni possono agire in piena autonomia, utilizzando i fondi per scopi precisi e arbitrari, mentre gli enti pubblici non possono farlo. Il nostro obiettivo è mettere le persone nelle condizioni di tornare a vivere la propria vita come era prima del 10 settembre. Sia ai più poveri che ai più ricchi».

«Per non creare disparità – ha poi detto Marco Bruciati (Buongiorno) – potremmo destinare quei soldi a strutture di pubblica utilità ed elementi strutturali che servano alla collettività. Penso, per esempio, agli idrometri lungo i rii che avrebbero potuto salvare molte vite».

A rispondergli è stato il consigliere Francesco Bastone, M5s: «Gli interventi strutturali potrebbero andar bene, ma solo quelli sul territorio livornese. Gli idrometri vanno messi lungo tutto il corso dei fiumi, che però passano anche in altri comuni. Sarebbe meglio concentrarci sulle famiglie in difficoltà, stabilendo dei criteri e andando a fare anche delle perizie per controllare l’effettiva presenza di danni e una esatta quantificazione economica».

Nicolò Cecioni