Mercoledì 24 a Roma la commissione presenta la sua verità

Oltre due anni di lavoro scanditi da 72 audizioni per arrivare a una relazione finale approvata all’unanimità

LIVORNO. «Su disposizione del presidente, senatore Silvio Lai, si anticipa che mercoledì 24 gennaio presso il Senato della Repubblica sarà presentata la relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince». È Loris Rispoli, anima della battaglia dei familiari delle vittime della più grande sciagura della marineria italiana dell’ultimo mezzo secolo, a postare su Facebook l’annuncio che gli è arrivato tramite Andrea Fedeli, consigliere parlamentare e capo dell'Ufficio di segreteria della commissione d’inchiesta. Poco dopo lo seguirà Luchino Chessa, figlio del comandante del traghetto e protagonista anch’egli della lunga mobilitazione epr chiedere verità e giustizia: «Eccoci finalmente! Il 24 gennaio sarà un giorno speciale. Non so se la fine delle nostre sofferenze, ma sicuramente l’inizio di una nuova storia che ci condurrà alla giustizia per i nostri cari», dice Chessa. E Rispoli: «Oggi vorrei che fosse il 23 gennaio!», come a voler arrivare nel più breve tempo possibile a quel giorno fatidico.

L’appuntamento è a Roma: prima, a mezzogiorno, nell’aula della commissione difesa, a Palazzo Carpegna, il faccia a faccia con i familiari delle vittime e i rappresentanti delle associazioni; poi, nel pomeriggio dalle ore 15, l’incontro pubblico a Palazzo Giustiniani, sala Zuccari.

È l’atto finale che arriva dopo più di due anni di lavoro scanditi da qualcosa come 72 audizioni. Quel lavoro – che ha prodotto una relazione finale approvata all’unanimità – è stato lo scossone che ha rimesso in circuito la speranza di non veder cadere nel dimenticatoio il tentativo di accertare cosa è accaduto davvero quella notte maledetta del 10 aprile di 27 anni fa. Quasi la caparbia affermazione di non volersi arrendere a una sorta di impossibilità di arrivare a un verdetto giusto e vero. E a dispetto dei tanti anni trascorsi dall’apocalisse avvenuta pochi minuti dopo la partenza dalle banchine del porto di Livorno.

Il lavoro della commissione – la riprova è nei commenti rimbalzati sui social – ha avuto il merito di tener accesi i riflettori sulla sciagura del Moby, benché sia passato così tanto tempo. Tornando a chiedere per quale motivo il traghetto ha speronato la petroliera Agip, per quale ragione il Moby è rimasto un fantasma così a lungo, per quale errore non si è riusciti a dare soccorso ai 140 marittimi e passeggeri presenti quella notte a bordo del traghetto diretto a Olbia.

Mauro Zucchelli

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