Lite nel negozio: «Mi ha offeso, ecco perché ho tirato fuori la pistola»

di Federico Lazzotti

Livorno, il cassiere di via Marradi racconta il faccia a faccia con la cliente, poi si scusa: «Ma se avessi saputo che era incinta non lo avrei mai fatto»  

LIVORNO. «Ho sbagliato a tirare fuori la pistola: chiedo scusa, soprattutto perché quella donna ho saputo che era incinta. Ma davvero, non volevo fregare nessuno e poi lei ha offeso sia me che la mia famiglia, per questo ho reagito in quel modo». Il cassiere diciassettenne (non scriviamole generalità perché minorenne) che all’apice di una banale lite ha minacciato una trentaduenne al terzo mesi di gravidanza con un’arma giocattolo all’interno del negozio “Az Store” di via Marradi, cerca di ricostruire quello che è successo nel megastore dosando rabbia e dispiacere. «La donna – racconta – è entrata con un’altra signora, credo fosse la nonna. Hanno scelto un paio di collant e sono venute a pagare alla cassa. Il prezzo del prodotto era di 20,90 euro. La signora più anziana ha pagato con 51 euro e quindi il resto che sono convinto di averle dato insieme allo scontrino era di 30 euro e dieci centesimi».

Secondo il racconto del giovane, figlio del titolare del negozio, le due donne sono tornate un quarto d’ora più tardi a lamentarsi, contestando che il ragazzo le avesse in qualche modo raggirate dando come resto una somma molto inferiore rispetto a quella corretta. «Sono rientrate con lo scontrino e dieci centesimi – va avanti il commesso – sostenendo che le avessi fregate. E insistendo per avere altri trenta euro». Il racconto del giovane a questo punto si fa più concitato. «Ho detto ad entrambe che il resto lo avevo fatto correttamente. Per dimostrarlo ho mostrato loro anche la chiusura di cassa confrontandola con i soldi che erano nel cassetto e facendo vedere che la cifra corrispondeva. Di contro la donna più giovane mi ha fatto vedere che dentro al portafogli mancavano quei soldi. Io le ho risposto che in un quarto d’ora poteva averli messi anche in banca...».

La ragazza minacciata dal cassiere: «Mi sono trovata l'arma puntata»


È a questo punto che le due versioni si discostano e di molto e l’unica certezza è che la discussione in pochi istanti sia degenerata. «I toni – va avanti il diciassettenne – si sono alzati. La donna ha iniziato ad offendere sia me che i miei genitori, frasi a sfondo razziale, sulla Cina e sui cinesi. A questo punto ho dovuto difendere l’onore soprattutto di mia madre». È così che il giovane ha preso la pistola ad aria compressa, sprovvista del tappo rosso, che teneva dietro alla cassa e l’ha puntata contro la donna terrorizzandola. «Pensavano che quella pistola fosse vera», ha ripetuto la ragazza ai carabinieri che hanno raccolta la sua denuncia prima di essere portata in ospedale per eseguire alcuni accertamenti che hanno escluso complicazioni per la gravidanza.

«Ripeto – va avanti il giovane – ho sbagliato, ma non mi ero accorto che fosse incinta: aveva la pancia piatta. Era impossibile immaginarselo». Una scusa che ovviamente non giustifica il gesto di puntare una pistola, seppur giocattolo, alla testa di nessuno, tantomeno una cliente accompagnata dalla nonna. «La cliente si è spaventata e la capisco – prosegue il diciassettenne – però ai carabinieri, almeno inizialmente, ha anche raccontato che io le ho dato un calcio. Ecco questo non è assolutamente vero...». Adesso toccherà al tribunale dei minori di Firenze, dove i carabinieri hanno inviato gli atti, ricostruire quanto è successo venerdì nel negozio di via Marradi. Per il momento il diciassettenne è stato indagato per minacce aggravate e l’arma sequestrata. Ma non è escluso che il cassiere sia denunciato anche per violenza privata.