Il canottiere Mannucci assolto dall’accusa di doping

di Nicolò Cecioni

Livorno, a quasi dieci anni dalla squalifica alla gara internazionale di Lucerna, il tribunale di Livorno ha dato ragione all'atleta

LIVORNO. Si è chiusa con «l'assoluzione per non avere commesso il fatto» la vicenda che ha coinvolto il canottiere Filippo Mannucci, vincitore di quattro campionati del mondo che nel 2009 venne accusato di aver fatto uso di sostanze dopanti durante una gara internazionale a Lucerna. Dopo quasi dieci anni di polemiche, di squalifiche e di processi sia nei tribunali della giustizia sportiva che in quelli della giustizia ordinaria, la sezione penale del tribunale di Livorno ha stabilito la sua assoluzione.

«A fine gara – si legge nel documento firmato dal giudice Roberta Vicari – Mannucci viene contattato dal direttore tecnico che lo informa di dover eseguire alcuni accertamenti antidoping. Il primo risulta idoneo. Il giorno seguente viene sottoposto a un secondo controllo, con prelievo di urine, le cui risultanze hanno poi condotto al procedimento penale, perché è stata riscontrata presenza di testosterone. (…) Ma, secondo il protocollo Wada, se un soggetto risulta positivo, è necessario confrontare gli esami precedenti e fare ulteriori prelievi di urine, ciò che è stato omesso in questo caso. Perciò il protocollo è stato disapplicato. Dunque, stante le risultanze peritali, il forte stress fisico cui era all'epoca sottoposto l'atleta, la rigida dieta e soprattutto l'assenza di ulteriori accertamenti che escludono l'attendibilità dei risultati contestati da Mannucci, il tribunale di Livorno assolve Mannucci dall'imputazione ascritta per non aver commesso il fatto». E così Mannucci può tornare a sorridere, anche se nessuno gli riporterà indietro quegli anni passati a guardare le gare da terra.

«Non mi sono mai dopato – dice soddisfatto dopo la sentenza – e l'ho sempre sostenuto. Adesso, finalmente, c'è una sentenza del tribunale di Livorno che lo dichiara. Ma chi me li restituisce quegli anni?». In seguito alle squalifica imposta dalla Federazione internazionale di canottaggio, Mannucci è stato lontano dal remo dal 2009 al 2011. In seguito, poi, il procuratore generale del Palio marinaro, Antonio Bertelli, ha deliberato una squalifica anche dalle gare remiere livornesi, che è durata fino alla Risi’atori del 2013.

«Finalmente la magistratura ordinaria ha stabilito la mia innocenza, quando la giustizia sportiva mi aveva accusato ingiustamente per qualcosa che non ho commesso. Quegli esami, infatti, vennero svolti senza seguire il protocollo. Li feci in uno spogliatoio, non in un ambulatorio medico e non mi controllarono né il Ph né la densità delle urine come dovrebbe essere. Inoltre il campione non venne sigillato ma rimase fuori dal frigo durante il prelievo, perciò non è stata mantenuta la catena di custodia. Dunque non ho la certezza che non subì alterazioni. Chiesi spiegazioni e mi dissero che andava tutto bene». Tra l'altro, analisi e contro analisi vennero svolte, come da protocollo, nello stesso laboratorio. Ed è anche questo che Mannucci ha contestato. «Nelle mie urine non trovarono nulla. Semplicemente appurarono che i miei valori non corrispondevano a quelli di un altro controllo antidoping che feci un anno e mezzo prima. Ma per legge non si possono paragonare due controlli a più di 3 mesi di distanza. Comunque, non trovando nessuna sostanza dopante nelle mie urine, feci i controlli dovuti e dimostrai alla Federazione con alcune analisi a Pisa che ero pulito». Dopo pochi giorni si sarebbe dovuta tenere la sentenza definitiva. Ma prima di avere il responso, Mannucci ha aspettato un anno. «La giustizia sportiva, invece di decidere in dieci giorni mi ha tenuto fermo un anno, durante il quale io ancora non sapevo se ero colpevole o no».

Dopo esser stato escluso fino al 2011 da tutte le competizioni internazionali, l'atleta ha ricevuto anche un'altra squalifica, che forse gli ha fatto ancor più male. Quella dalle gare remiere livornesi. «Nel 2012 mi è arrivata anche quest'altra squalifica dal dottor Bertelli. Ma non ho mai capito il perché. Adesso, dopo l'assoluzione del tribunale, voglio capirne bene i motivi. Perciò ho chiesto l'accesso agli atti. Si tratta, infatti, di due competizioni differenti e nel regolamento del Palio non era previsto niente a riguardo. Comunque, non potendo fare appello perché per farlo al tribunale di Losanna avrei dovuto spendere 80mila euro, sono stato fuori dal mondo remiero per il tempo dovuto. Ma adesso che finalmente sono stato dichiarato innocente, voglio avere giustizia».