Migranti, anche Livorno si scopre impaurita

di Juna Goti

Pioggia di messaggi al sindaco dopo le parole (poi cancellate) sul porto aperto C’è chi scrive che ora i voti andranno a Salvini. Lettera di Medici Senza Frontiere

LIVORNO. Livorno è la città delle nazioni, scriveva lunedì mattina il sindaco su Facebook. Livorno «è nata e si è consolidata come porto franco, come comunità di popoli diversi» ed «è il momento di riaffermare quali sono i nostri valori». Che fine ha poi fatto questo post di apertura (politica) del porto alla nave Aquarius e ai migranti lo sanno tutti: cancellato dalla pagina social di Filippo Nogarin, sacrificato sull’altare del contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega. Quello che invece è rimasto dietro le quinte sono le decine di messaggi che negli ultimi due giorni, dopo il post e la successiva cancellazione, sono piovute nella chat del profilo istituzionale del primo cittadino. Messaggi che raccontano tante Livorno, anche molto distanti tra loro.

C’è una frase che rimbalza in molti dei messaggi arrivati ieri nella casella di Nogarin: «I migranti portali a casa tua».

Questa frase si legge in svariate versioni: «Te li devi portare a casa tua nel tuo giardino», «e ti rivoto subito... prima noi di Livorno, portali a casa tua». Poi: «Li porti a casa tua i migranti? Una volta che il governo fa una cosa giusta...». Oppure: «Non voterò più M5S, i profughi li accolga pure, ma a casa sua e a sue spese». E ancora: «Visto che sei così buono, perché non accogli a casa tua queste povere persone sfruttate e illuse da aguzzini senza scrupoli?».

Già sotto al post mordi e fuggi di lunedì, accanto alle solite fazioni politiche nazionali, si erano letti commenti di livornesi che criticavano l’apertura del sindaco: chi lo invitava «dopo le 21 in piazza del Municipio» per «vedere spacciare», chi scriveva ironico che «tanto abbiamo tanto lavoro e tranquillità a uscire di sera...».

Nella messaggistica, le reazioni hanno poi continuato a viaggiare. Alcune con toni di questo tipo: «Ti devi vergognare, siamo invasi, così chi vi ha dato il voto voterà Salvini».

Spuntano parole razziste di qualcuno che i migranti li chiama «abbronzati», e pure qualcos’altro. Ma anche commenti che raccontano una Livorno che chiede aiuto: «Ti sei mai chiesto quanti livornesi sono in grave difficoltà? Che dormono in 15 metri in case popolari senza riscaldamento», che «non sanno come fare per andare avanti». Chi firma questo messaggio, ad esempio, ripete senza girarci tanto intorno che «oggi» Livorno «non è uguale al porto franco» richiamato dal sindaco, e che si «ha paura, vedi piazza Garibaldi, piazza della Repubblica, dei Mille».

Altre reazioni sono più pacate e critiche sul piano tutto politico: «La stimo, ma avrebbe dovuto seguire la linea del contratto del governo» perché «una scossa ci voleva per scuotere i signorotti dell’Europa».

Nel mare magnum delle tastiere, spunta anche chi magari a Livorno ci si ferma solo per prendere il traghetto: «Se decidesse di trasformare il porto in un approdo di clandestini, non lo userò più per i miei imbarchi».

Messaggi e pezzi di rete che non sono la fotografia di tutto, ma che raccontano. E che intercettano tanti umori che ieri sembrano avere (ri)spiazzato lo stesso Nogarin, che sui social è rimasto in silenzio.

Così come dall’altra parte sono arrivate le reazioni di chi ha apprezzato il post, dicendosi poi deluso della cancellazione: «Io non l’ho mai votata e mai lo farò», premette ad esempio un livornese che subito dice sì ad «aprire il porto ai rifugiati» e invita il sindaco a tenere salda la posizione «nel rispetto della nostra storia e dei nostri valori, che vanno al di là del pensiero politico».

Il post «che ha pubblicato e poi eliminato, immagino per costrizione», si legge in un altro messaggio, «le fa onore e rende giustizia alla città».

Ha apprezzato l’apertura chi in passato ha votato M5S, ma non si riconosce nell’alleanza con la Lega: «Bravo, fai vedere a tutti che sei di un’altra pasta, restiamo umani. Ho votato 5 Stelle, ma dopo questa alleanza con gente come Salvini, il 5 stelle non avrà più la mia fiducia».

A Nogarin, prima che la soluzione all’emergenza Aquarius arrivi dalla spagnola Valencia, si rivolge anche un’operatrice umanitaria livornese che lavora all’estero: «La prego, apra il porto, non possiamo abbandonare gente che fugge dalla miseria».

Una curiosità. Sul fronte umanitario, non un messaggio ma una lettera ufficiale è arrivata due giorni fa in municipio da Medici Senza Frontiere, a firma della presidente Claudia Lodesani: «Le scrivo per ringraziarla personalmente della manifestata disponibilità ad accogliere la nave Aquarius e i suoi 629 ospiti nella sua città. Pur consapevoli del fatto che ostacoli tecnico-legali impediscono la risoluzione della vicenda in tal senso, sentiamo il suo invito come un incoraggiamento e un’importante manifestazione di vicinanza e solidarietà».