Settantenne arrestato per due rapine, spunta un terzo colpo

di Gianni Tacchi

Livorno, Luigi Rotterdam è stato fermato sul treno. Ha svaligiato la sala Admiral e la banca Ubi usando pistole al peperoncino. Con i soldi voleva scappare in Brasile

LIVORNO. Lo stesso identikit: un uomo tra i sessanta e i settant’anni, italiano e senza un accento particolare. Lo stesso modo di entrare in azione e mettere a segno le rapine: la pistola puntata, le minacce e la fuga con i soldi insieme a un complice, sempre in sella a uno scooter. Lo stesso territorio: tutti i colpi nella nostra città, tra l’altro nel giro di poco più di dieci giorni. Sono questi i particolari che hanno portato i carabinieri a collegare le rapine alla sala slot Admiral di via Ginori e alla filiale della Ubi Banca di via dell’Ardenza, ma il Tirreno ha saputo che il bandito sarebbe lo stesso di un terzo colpo al bar Damasco di piazza della Repubblica, come confermano anche dalla questura. E attraverso le testimonianze, i rilievi e le immagini acquisite nei giorni scorsi, i carabinieri sono riusciti a stringere il cerchio intorno a Luigi Rotterdam, 70enne originario di Gravellona Toce (provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte).

È lui, secondo gli inquirenti, il bandito che ha messo a segno le rapine: è stato arrestato dai carabinieri nella notte tra sabato e domenica, mentre si trovava a bordo di un treno fra Livorno e Cecina e stava andando verso nord, e successivamente è stato portato subito alle Sughere. Nel suo zaino sono state trovate due pistole al peperoncino, usate di solito per difesa personale ma utilizzate invece da Rotterdam durante le rapine, due taglierini e alcuni documenti d’identità rubati tra Livorno e provincia, che usava perché sottoposto a libertà vigilata e che hanno fatto scattare anche a una denuncia per ricettazione.

LE INDAGINI E IL BLITZ. Rotterdam, scarcerato a inizio gennaio dopo aver scontato a Porto Azzurro una pena per una vecchia condanna, alle spalle ha circa cinquant’anni di rapine in tutta Italia, da Milano a Siena, passando per Padova, Modena e Firenze. E a Livorno, come confermano i carabinieri del comando provinciale, aveva già colpito in passato. Una sorta di rapinatore seriale, insomma, finito ancora una volta in carcere per i colpi nella nostra città in neanche due settimane, tra il 26 maggio e mercoledì scorso. «E non si esclude che abbia commesso altri fatti del genere nel territorio», aggiungono dalla caserma di viale Fabbricotti. Tutto mentre sono ancora in corso le indagini - coordinate dal pm Ezia Mancusi - per risalire al suo complice, che in tutte e tre le occasioni aspettava Rotterdam all’esterno per controllare la zona e fuggire poi insieme in scooter.

«Per l’identificazione è stato decisivo il lavoro corale di tutto il comando, da chi è intervenuto sul posto per i rilievi ai reparti competenti che hanno fatto le varie analisi - sottolinea Alessandro Magro, comandante provinciale dei carabinieri - per quanto riguarda l’ultima rapina nella banca di Ardenza, non avevamo immagini a causa di un problema tecnico del sistema di videosorveglianza della filiale, ma il nostro personale conosce benissimo il territorio e si è mosso nella giusta direzione».

IL PIANO DI ROTTERDAM. Il 70enne aveva colpito la sala slot nella tarda serata di sabato 26 maggio, minacciando una dipendente e facendosi consegnare circa mille euro, e la banca mercoledì scorso, tirando fuori ancora la pistola e scappando con altri 2mila euro: in entrambi i casi sono stati i carabinieri a intervenire, raccogliendo testimonianze poi fondamentali per arrestare Rotterdam. In mezzo, come accertato dal Tirreno, la rapina al bar Damasco con soltanto 10 euro rubati, visto che il titolare era appena uscito con l’incasso e all’interno aveva lasciato un dipendente per la chiusura, e i rilievi da parte invece della polizia.

Con il bottino dei vari colpi, secondo quanto ricostruito dai carabinieri in base alle intercettazioni telefoniche, voleva espatriare insieme alla compagna sudamericana in Brasile, dove in passato avrebbe fondato un orfanotrofio con i soldi delle rapine. «A noi risulta invece un personaggio pericoloso, come dimostra anche l’atteggiamento minaccioso nei confronti delle vittime», evidenziano Armando Ago, comandante del reparto operativo, e Michele Morelli, comandante del nucleo investigativo.