cattiva sanitÀ: il risarcimento fantasma

Ecografia tra 13 mesi, chiede il bonus ma per gli addetti dell’Asl non esiste

di Giulio Corsi

L’odissea di un lettore: «Per due giorni mi hanno rimbalzato tra Cup e Urp, alla fine mi hanno fatto compilare il modulo»

LIVORNO

Eccolo il famigerato modulo per chiedere il risarcimento di 25 euro che l’Asl è tenuta a pagare a tutti i cittadini qualora non sia in grado di fornire visite ed esami entro un massimo di 30 giorni (in alcuni casi anche di 15 come si vede dall’elenco qua sopra).

Dal primo gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 soltanto un utente in tutto il territorio dell’Asl 6 era riuscito nell’impresa di venirne in possesso e ottenere il rimborso, nonostante tempi d’attesa di diversi mesi per la maggior parte degli esami. Un utente su oltre 200mila prestazioni erogate. Immaginate quanti soldi azienda sanitaria e Regione hanno risparmiato giocando semplicemente sulla mancata informazione ai cittadini di questo diritto.

Ieri ce l’ha fatta un altro livornese, ma ha dovuto sudare le sette camicie. Si chiama Massimo Minarelli, è un lettore del Tirreno. Proprio dopo aver letto i nostri articoli che informavano del diritto al rimborso è arrivato allo sportello del Cup di viale Alfieri preparato e deciso ad ottenere ciò che gli spettava.

Solo la sua caparbietà gli ha permesso di superare il solito muro di gomma degli addetti e di aprire - si spera - la strada a tanti altri cittadini: quando ha chiesto il modulo per il risarcimento l’operatrice l’ha guardato come se fosse un marziano, poi davanti alla sua insistenza l’ha rimbalzato all’Urp, da lì l’hanno inviato nuovamente al Cup. Alla fine - dopo essere tornato al poliambulatorio per il terzo giorno di seguito - ieri Minarelli è riuscito nell’impresa e ha potuto consegnare la domanda.

«Non sono accanito verso i 25 euro - ci racconta - ma credo che sia opportuno far sapere alla cittadinanza questi episodi di mala-sanità e spiegare di nuovo che il cittadino ha diritto a questo piccolo rimborso dal momento che è costretto ad andare in cliniche private per tutelare la propria salute».

È proprio così, perché alla base di questa kafkiana storia dei 25 euro che ha visto finora l’Asl sorda e disinteressata ai diritti dei suoi assistiti, c’è un problema di cattiva sanità: nel caso in questione il nostro povero lettore si è visto fissare l’esame al 4 settembre 2019, tra 13 mesi esatti. 395 giorni per un’ecografia della cute, per la quale la legge prevede un tempo massimo di 30 giorni.

Una tempistica da terzo mondo. Ma al danno si è aggiunta pure la beffa: l’addetta del Cup, come in migliaia di casi avvenuti in questi anni, si è ben guardata dal ricordare all’utente che poteva richiedere i 25 euro. Né - come abbiamo scritto più volte - alcun cartello tra le decine di avvisi affissi al poliambulatorio ricorda ai cittadini questo diritto.

«Ho chiesto il modulo per ottenere il “bonus” e l’impiegata mi ha risposto che non ne sapeva niente - racconta Minarelli -. Le ho spiegato che c’è una legge del 2006 e allora mi ha detto di chiedere all’Urp. Il giorno dopo alle 9 in punto mi sono presentato all’Urp, dove mi hanno confermato che mi spettava il rimborso ma che il modulo doveva darmelo il Cup. Dunque sono tornato al poliambulatorio e ho preso un altro appuntamento per le 13.19. All’impiegato ho chiesto il modulo, ma anche lui mi ha risposto che non l’avevano. Ho insistito e allora l’addetta dello sportello accanto è intervenuta dicendo che sì, il modulo c’era e bastava scaricarlo. Alla mia domanda sul perché mi era stato risposto in due occasioni di non sapere nulla del “bonus” e venivano scaricate le responsabilità verso altri uffici facendo perdere tempo ai cittadini, non sono riuscito ad avere risposta». —