Muore a 18 anni, nell’inchiesta già indagato il conducente del camion

di Federico Lazzotti

Livorno, l’ipotesi è quella di omicidio colposo: verifiche sulla regolarità del carico. Raccolte numerose testimonianze

LIVORNO. La sbarra contro cui si è schiantato Filippo era segnalata correttamente? E ancora: la scorta che precedeva e seguiva il trasporto eccezionale diretto al porto di Livorno ha avvisato il diciottenne del pericolo?
Sono queste le due domande chiave intorno alle quali ruota l’inchiesta della Procura di Livorno, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo, aperta per chiarire dinamica ed eventuali responsabilità della tragedia avvenuta intorno alle una di notte di martedì 11 settembre lungo via delle Sorgenti.

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IL PRIMO PASSO. Un primo atto formale nell’indagine è stato compiuto ieri quando è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo il conducente del camion contro cui si è schiantato lo scooter sul quale viaggiava Filippo Arpesani che a quell’ora stava tornando a casa, a Nugola. Un atto dovuto – spiegano dalla Procura – per accertare cause ed eventuali responsabilità nella tragedia. «In questo modo anche l’indagato – conferma chi sta procedendo – avrà la possibilità di seguire tutte le fasi dell’inchiesta nominando consulenti propri che potranno partecipare a tutti gli atti irripetibili».

Decisivo, più che gli esami medici, sarà la consulenza che la stessa procura affiderà a un esperto proprio per rispondere alle due domande chiave. In questo senso, già nella notte di martedì, i carabinieri di Collesalvetti hanno sequestrato i due mezzi, lo scooter e il camion, coinvolti nell’incidente. Ma per avere le risposte dell’esperto ai quesiti del pubblico ministero servirà tempo. Quanto? Probabilmente vista la complessità della normativa che regola i trasporti eccezionali forse saranno necessari novanta giorni.

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LE TESTIMONIANZE. Nel frattempo, nel fascicolo dell’indagine dei carabinieri, stanno via via finendo le testimonianze delle persone, automobilisti e addetti alla scorta, che si trovavano all’altezza del bivio per il Corbolone intorno alle una di martedì notte. In diversi, hanno confermato agli investigatori di aver visto il ragazzo fermarsi in un primo momento per aspettare il passaggio del trasporto eccezionale che proveniva dalla direzione opposta alla sua. Poi però il diciottenne avrebbe ripreso la propria marcia. Racconta una lettrice del Tirreno: «Sono una dipendente dei trasporti eccezionali e l’altra notte c’era il mio collega a fare quella scorta e la dinamica purtroppo è andata che il ragazzo era stato fermato da chi di dovere per aspettare il passaggio del carico».

Poi che cosa è successo: perché Filippo è ripartito prima che il camion sfilasse via? «Io sono arrivato poco dopo l’impatto – ricorda Gabriele Antinori che abita a Parrana – e mi ha colpito una cosa: la sbarra di metallo che ha causato la morte del ragazzo sporgeva dal carico ma non era segnalata con un indicatore catarifrangente. Sulla sbarra c’era soltanto un panno di colore arancione ma si vedeva soltanto nel momento in cui ti avvicinavi, da lontano scorgerlo era impossibile». Forse per Filippo è andata proprio così: ha superato il trasporto eccezionale in sella al suo scooter e non si è accorto di quel tubo che sporgeva in mezzo alla carreggiata.