Allegri, il cavallo Minnesota e il povero Caprilli

Livorno, nella conferenza stampa dopo il match scudetto con la Roma lo show in livornese tra ricordi e aneddoti del tecnico bianconero  

LIVORNO. Quattro scudetti consecutivi più quello conquistato nel 2011 con il Milan. Non c'è che dire: Massimiliano Allegri è abituato a vincere. E con il tempo ha preso dimestichezza anche con i giornalisti ai quali spesso tiene testa per difendere la sua Juventus con modi sempre più familiari a noi di Livorno. L'eloquio di Acciuga è sciolto e la contaminazione di salmastro è sempre più evidente. Domenica sera però subito dopo Roma-Juve che gli ha consegnato il tricolore è andato oltre perché ha parlato di Livorno e dell'Ippodromo Caprilli malinconicamente chiuso. Come è stato possibile? Un giornalista gli ha chiesto: «Se dieci anni fa ti avessero detto che avresti vinto più della metà degli scudetti degli anni a venire che cosa avresti pensato?». Cacciuccata la risposta di Allegri: «Allora – ha detto in slang amaranto - vi di'o una 'osa. Una volta, quarant'anni fa giocai il cavallo Minnesota. L'allibratore, che era un mio amico che purtroppo è scomparso un anno e mezzo fa mi rispose secco: è più facile che tu vada ad allenare in serie A che Minnesota vinca la gara. Il cavallo vinse e io alleno in serie A».

Il giornalista, pronto di spirito ha replicato: «Ma 40 anni fa di anni ne avevi 10 e scommettevi?». Acciuga prontissimo: «A Livorno sì. Anche a 5 anni. Io ai cavalli ci andavo con il mi' nonno. A Livorno c'è una grande passione, ma purtroppo ora l'ippica è in disarmo e l'ippodromo è chiuso e un ci si può più andà. Prima era bellissimo andarci. C'erano famiglie e bambini». Simpatica anche la risposta alla successiva domanda sulle analogie tra i calciatori e i cavalli: «Certo – ha chiosato il tecnico della Juventus – e infatti Benatia l'ho mandato al prato come si fa con i cavalli che vincono spesso e che poi si mandano là a riposare». Morale: puoi vincere tutto e di più. Puoi girare il mondo, essere un uomo di successo, ma se al primo vagito hai respirato il salmastro di Livorno, non c'è nulla da fare: sei per tutta la vita un passo avanti agli altri.