sotto i riflettori 50 anni dopo 

L’avventura delle Stars dalla musica e da Livorno alla guerra del Vietnam

di Ursula Galli

Prima il libro di una autrice livornese pubblicato  da Erasmo e ora il film che sarà proiettato a Venezia

la storia

LIVORNO

Approda al Festival di Venezia, il 5 e il 6 settembre, la toscanissima (e un po’ livornese), quasi incredibile storia delle Stars. Musiciste giovanissime e ingenue che con la loro orchestrina finirono per sbaglio in Vietnam nel 1968 a suonare per le truppe Usa.

La regista e sceneggiatrice Wilma Labate, su soggetto suo e dello scrittore Giampaolo Simi, ha tratto il docu-film “Arrivederci Saigon”, dalla vicenda delle “bimbe”, tra le quali la livornese Rossella Canaccini, (all’epoca quindicenne) che, convinte di partire per una tourneè in medio oriente, per un errore del loro agente, firmarono per trascorrere tre mesi in piena guerra, tra fumosi locali nelle basi militari, spostamenti in elicottero, fughe dalle bombe. Quindi, il ritorno in patria convinte di essere acclamate come rockstar, visto il successo che avevano riscosso tra i soldati e una certa risonanza avuta sulla stampa italiana; al contrario furono contestate pesantemente, a Livorno e Piombino, dai movimenti di sinistra per “essere state al soldo degli americani” e costrette a ridimensionare assai i loro sogni di gloria.

Le Stars erano un complessino di un certo successo in un periodo in cui le band femminili si contavano sulla punta delle dita. Le componenti avevano tra i 15 e i 20 anni, si chiamavano Rossella Canaccini (cantante, di Livorno), Viviana Tacchella (chitarrista, di Piombino), Daniela Santerini (organista, di Pontedera), Manuela Bernardeschi (batterista, di Piombino, originaria di Pisa), Franca Demi (bassista, di Piombino). Gli strumenti per suonare al loro debutto glieli prestarono i Pooh, quasi agli esordi, e il contatto era Riccardo Fogli, pontederese come la Santerini. Finirono in maniera del tutto inconsapevole a fare 4 concerti il giorno per tenere su il morale delle truppe con musica soul e rhythm & blus nel cuore del conflitto vietnamita.

La storia delle Stars, precipitate in maniera inconsapevole nella grande Storia, immeritatamente, la sento un po’ anche mia, e sono felicissima che qualcuno abbia finalmente deciso di portarla sul grande schermo. Io le Stars le ho conosciute grazie all’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano, dove, nel 1990 il diario di Daniela Santerini aveva colpito fortemente l’immaginazione di Saverio Tutino, grande giornalista e fondatore dell’istituzione, unica nel suo genere, che raccoglie le autobiografie, i diari, gli epistolari di persone non illustri, o, come diceva, conserva la “polvere degli umili”.

All’Archivio io mi ero rivolta per fare una serie di articoli su diari toscani, e la prima storia che mi fu suggerita fu proprio quella di Daniela Santerini. Dalle pagine del suo diario emergono surreali quei giorni del 1968 in cui, dalla sonnacchiosa provincia toscana, senza sapere molto della situazione internazionale né di politica, l’organista e le sue compagne di orchestrina si erano trovate catapultate in una realtà parallela, quella ricordata da tanti film americani negli anni successivi.

Conobbi così Daniela Santerini, poi Rossella Canaccini, e quella vicenda tanto curiosa continuò a ronzarmi in testa, finché anni dopo decisi di proporla a Franco Ferrucci, il tanto rimpianto patron della Gaia Scienza nonché della casa editrice Erasmo.

Franco a sua volta si innamorò della storia e mi spedì in Sardegna, dove viveva Daniela, a farmi raccontare maggiori particolari per farne un libro. Nacque “Cioioi ’68, in Vietnam con l’orchestrina” (Ed.Erasmo, 2008) con brani tratti dal diario di Daniela ma anche da quello di Rossella Canaccini, che nel frattempo l’Archivio Diari era riuscito a farsi donare, e alcune lettere di Viviana Tacchella. “Cioioi ’68” venne presentato nel corso di Italia Wave e fu protagonista di una serata revival in un locale livornese con la voce ancora magica di Rossella Canaccini. Quel libro, consegnato da Franco Ferrucci a Giampaolo Simi che così venne a conoscenza della storia, ha in qualche modo aperto la strada al docu-film che sarà proietto al Festival di Venezia nella sezione Sconfini, quasi allo scadere del cinquantennale del ’68. —