Morì dopo l’intervento, maxi risarcimento

Un 69enne deceduto dopo l’operazione al colon. Tra spese legali e danno parentale l’Asl sborserà quasi 500mila euro

LUCCA. Cinquecentomila euro. È più o meno questa la cifra che l’Asl di Lucca dovrà sborsare per un caso di malasanità: gran parte del denaro (440mila euro) è destinato alla moglie e alle due figlie di un 69enne pensionato di San Filippo, morto a seguito di un intervento al colon eseguito in maniera errata. Una storia di cui avevamo già parlato a giugno e che ora si arricchisce di dettagli (ad esempio le cifre) che all’epoca non erano noti. Il 10 giugno del 2010 l’ex operaio da tempo in pensione viene ricoverato al Campo di Marte per un’operazione programmata al colon. L’intervento viene puntualmente eseguito ma qualcosa non va come avrebbe dovuto. Dopo l’operazione il paziente comincia ad avvertire forti dolori all’addome mentre la canula del drenaggio resta vuota. Ai familiari dell’uomo la faccenda comincia a sembrare strana e così segnalano la situazione al personale medico, che però si limita a rassicurarli: «Tranquilli, tutto normale».

Si sbagliano, ma solo dopo tre giorni i medici si decidono ad ascoltare la preoccupazione dei parenti e a eseguire un’ecografia. A quel punto si scopre che l’addome gonfio e dolorante del paziente è pieno di liquidi a causa di una perforazione dell’intestino. Il pensionato viene portato d’urgenza in sala operatoria: ci entra a mezzanotte e ne esce cinque ore dopo. Ma è troppo tardi: il medico comunica ai familiari che la peritonite è in fase avanzata e che ci sono poche possibilità che il loro caro se la cavi. Stavolta hanno ragione: dopo dieci giorni trascorsi in rianimazione tra la vita e la morte il cuore dell’uomo smette di battere.

La famiglia, però, chiede giustizia e fa una causa civile all’Asl per ottenere il risarcimento del danno parentale e per la mancata acquisizione del “consenso informato” all’intervento. Il risarcimento viene quantificato dalla parte lesa in 270.000 euro per la moglie e in 155.000 euro per ciascuna delle due figlie. Circa 600mila euro, dunque. A seguito di una consulenza medico legale e dopo aver ascoltato le parti, il giudice Enrico Fontanini esclude la “perdita di chance” da parte del defunto prospettata dall’Asl e riconosce la responsabilità dei medici chirurghi unicamente per errata esecuzione degli interventi, escludendo la dedotta responsabilità per la mancata acquisizione del “consenso informato” all’intervento. Pertanto l’Asl viene condannata al risarcimento del solo danno parentale, quantificato in 170.000 euro per la moglie e 135.000 per ciascuna delle due figlie. In totale sono 440.000 euro. A ciò si aggiungono i 24.964 euro che l’azienda pagherà all’avvocato Giovanni Lepri per la difesa della ex Asl 2 di fronte al tribunale di Lucca. In più ci sono le altre spese legali e quelle per la consulenza medica che fanno lievitare l’esborso a circa 500mila euro. Il tutto è riportato in un decreto pubblicato sull’albo pretorio dell’Asl.

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