Bimbo morto, condannata la ginecologa

di Luca Tronchetti

Un anno di reclusione alla dottoressa e un risarcimento di 50mila euro ai genitori del neonato. Due ostetriche a giudizio

LUCCA. Non fu una fatalità, ma un errore legato a una scarsa attenzione ai tracciati cardiotocografici - durante il parto di una giovane badante cingalese - a causare il decesso di un neonato avvenuto il 2 maggio 2013 all’ex ospedale Campo di Marte. A stabilirlo la sentenza del giudice delle indagini preliminari Silvia Mugnaini che condanna con rito abbreviato (sconto di un terzo della pena) a un anno di reclusione per omicidio colposo per colpa medica la ginecologa Susanna Innocenti, 62 anni, in servizio all’ospedale San Luca, residente in centro storico. I difensori - il professor Enrico Marzaduri e l’avvocato Francesca Lenzi - una volta lette le motivazioni hanno già preannunciato ricorso in Appello. A loro giudizio il contrasto tra le tesi di accusa e difesa riguarda esclusivamente il modo di leggere i tracciati nelle ore antecedenti al parto. Il gup ha accolto in toto la tesi del pubblico ministero Antonio Mariotti che aveva chiesto per la ginecologa la condanna a dodici mesi di reclusione e in oltre venti pagine di relazione finale all’inchiesta aveva indicato con chiarezza le manchevolezze durante il travaglio: dalla rianimazione intrauterina (cambiamento di posizione, idratazione e amnioinfusione della paziente), alla somministrazione di ossitocina per correggere una distocia con arresto della dilatazione per un lungo periodo di tempo (oltre tre ore) sino all’assenza delle misure atte ad ottenere l’espletamento del parto nel più breve tempo possibile.

Risarcimento del danno. Assieme alla condanna di primo grado la mamma, all’epoca di 31 anni, e il papà del bimbo nato morto hanno ottenuto dal giudice una provvisionale di 25mila euro ciascuno mentre il risarcimento effettivo sarà stabilito in sede civile. Soddisfatta il legale della famiglia cingalese che vive a S. Anna, avvocato Costanza Cecchini, che aveva fatto denuncia al pm dopo che per 4 giorni era stata nascosta la verità alla madre rimasta ricoverata dal 2 al 6 maggio 2013

Le ostetriche. Nei guai erano finite anche tre ostetriche - accusate dello stesso reato di omicidio colposo per colpa medica - che si trovavano in servizio al momento dell’ingresso della giovane puerpera cingalese nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ex Campo di Marte. Una di loro, 34 anni e residente a Pisa, è stata prosciolta perché entrata in servizio in un orario successivo al verificarsi degli errori originari (omettiamo il nome proprio perché non era mai stata citata sinora). Le altre due presenti in sala parto e che, all’epoca dei fatti erano in forza all’Asl 2, sono state rinviate a giudizio e nei loro confronti il processo di fronte al giudice monocratico si terrà il 12 gennaio 2017. Si tratta di Giulia Fantoni, 35 anni, di San Giuliano Terme e Anna Maria Tonazzini, 62 anni, residente a S. Alessio.

Fatti e accuse. Per la procura già alle 9.40 del 2 maggio 2013 l’evoluzione dei tracciati cardiotocografici evidenziavano un possibile quadro di ipossemia cronica (ridotta quantità di ossigeno nel sangue). E dal nuovo riscontro, alle 11,50, era ancora più evidente una possibile ipossemia fetale. Per l’accusa non ci sono dubbi: passarono 50 minuti dall’interruzione del parto vaginale per espletare il taglio cesareo. Troppi, nonostante vi fossero segnali evidenti di sofferenza fetale. Quando s’intervenne chirurgicamente era troppo tardi. Il bimbo venne alla luce già morto.