Puccia Streghi, Castruccio Castracani e il sogno della fiamma che divora tutto

di Luca Cinotti

La piccola strada che inizia da via Fillungo deve il nome alla famiglia nobile che dominava in Versilia e che è legata alla vita del condottiero

LUCCA. C’è un personaggio decisivo per la storia di Lucca che non ha l’onore di una strada all’interno del centro storico: si tratta di Castruccio Castracani, il condottiero che all’inizio del Trecento portò Lucca all’interno del campo ghibellino e che poi divenne il signore incontrastato della città, almeno fino alla morte della quale ieri ricadeva il 690° anniversario. Uomo d’arme e di governo brutale ma carismatico, per lui c’è “soltanto” il tratto iniziale della strada che porta a Pescia. Ma, all’interno delle Mura, rimane comunque un legame a Castruccio e alla sua famiglia. Per scoprirlo - come faremo nella “puntata” di oggi di #viedilucca, bisogna percorrere via Fillungo e, arrivando dal portone dei Borghi, superare via Mordini per trovare dopo pochi passi una via stretta e non troppo lunga.

È via Streghi, dedicata a una delle famiglie che nel Medioevo formarono la fortuna commerciale di Lucca - e non solo. Ma, ritornando al discorso iniziale, proprio da questa stirpe arrivavano sia la madre di Castruccio Castracani che la moglie.


Famiglia nobile, quella degli Streghi. Anzi, «nobilissima», come la definisce Aldo Manuzio in “Le azioni di Castruccio Castracane degli Antelminelli signore di Lucca”. La nobiltà, in quei secoli, tendeva ad andare a braccetto con la ricchezza. E questa, agli Streghi, davvero non mancava: erano imparentati con i signori di Corvaia e Vallecchia (in Versilia) e il loro simbolo araldico era una sbarra d’oro e tre lune azzurre in campo a scacchi rossi e bianchi. Oltre alla nobiltà e alla ricchezza c’era il potere. Che si materializzava anche nei possedimenti immobiliari: come le case e le torri che la famiglia possedeva proprio in questa zona del centro storico e che spiegano la denominazione della strada.

Gerio Castracani, padre di Castruccio, proveniva da una famiglia che aveva creato la sua ricchezza grazie ai cambi delle valute e, in seguito, ai mercati con il nord Europa. Si espansero anche con l’estrazione di metalli e con l’acquisto di svariati immobili a Lucca e non solo. Insomma, era una delle famiglie più in vista. E per Gerio fu trovata una sposa all’altezza: Puccia degli Streghi. I due convolarono a nozze nel 1278e, secondo quanto raccontato da Manuzio, rimase incinta nel 1280 partorendo poi il primogenito Castruccio nel marzo dell’anno successivo (tradizionalmente si indica come data il 29 di quel mese). Legato al parto cè un racconto interessante. Il travaglio fu infatti lunghissimo e mise seriamente a rischio la vita della donna, che fu trattata con molti medicamenti che a un certo punto la fecero addormentare. «E sognando - scrive Manuzio - gli pareva mandar fuori una gran fiamma di fuoco, che d’intorno intorno ardeva ogni cosa; parendogli di rimaner anch’ella in quella fiamma estinta». Dopo il sogno, prosegue il racconto, «svegliandosi piena di tremore e spavento, partorì un figliolo di una inaudita e smisurata grandezza, che rese meraviglia a tutte le matrone e balie». Dopo quel parto, avvenuto in una casa nella zona di San Benedetto in Gottella, Puccia divenne sterile, come se avesse instillato ogni goccia della sua energia in quel figlio enorme, destinato a una vita di grandezza. Oggi, della potenza della famiglia Streghi, nel frattempo estinta, non rimane che quella decina di metri nel cuore stesso di Lucca. Ma, nonostante questo, la fiamma di Castruccio ha seo la storia della città. —