L’antico vicolo dell’ospedale dove si curavano i pellegrini

di Luca Cinotti

Oggi è il Vicolo degli Orfanelli: nell’ultimo periodo di attività il nosocomio ospitava quasi esclusivamente bambini e adolescenti rimasti senza famiglia

LUCCA

Bisogna cercarla bene, tra i fondi dell’archivio di Stato e un vicolo cieco a due passi da piazza della Colonna mozza. Ma lì, ben nascosta dai secoli della storia, sta quella che un commentatore ha chiamato «l’ultimo atto della libertà lucchese del Medio evo».

Qui, a fianco di un ristorante, si trova oggi il vicolo degli Orfanelli. Una stradina corta, che non porta da alcuna parte. Ma che ha una storia tutto da raccontare.

In questa zona, infatti, poco dopo l’anno Mille si trovava un ospedale, uno dei tanti del territorio. Il nome - ovviamente - era ospedale Santa Maria, anche se era conosciuto pure come Santa Caterina. All’inizio, spiega Salvatore Bongi, questo istituto doveva alloggiare, nutrire e curare i pellegrini che si trovavano a transitare per Lucca. Un prima cambiamento ci fu nel 1458, quando venne unito con una bolla apostolica all’ospedale di San Luca (o della Misericordia), che si trovava in piazzale Verdi, tra via San Paolino e via Vittorio Emanuele, per la parte maschile e nel complesso oggi Galli Tassi per quello femminile. Da questo momento cominciò a occuparsi di trovatelli. Poi, in tempi più moderni, si dedicò soprattutto agli orfani e per questo venne chiamato “degli orfanelli bianchi”, da cui il nome della strada. Cosa c’entra la libertà di Lucca? A governare l’ospedale erano i consoli della contrada di Santa Maria, che furono eletti fino al 1808, ultimi fra i quartieri della città.



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