Ridotta la condanna al «re dello spaccio» Può tornare a Massa

Il trentenne si era trasferito a Novara ed era stato arrestato In primo grado sette anni, ora pena dimezzata e domiciliari

MASSA . Da sette anni, quattro mesi e venti giorni la condanna è stata ridotta a tre anni e due mesi. E visto che Abdenabi Barrim ha già scontato due anni di carcere il suo legale, l’avvocato Riccardo Balatri, ha ottenuto i domiciliari. La decisione è stata presa dal tribunale di Torino, dove si è tenuto l’appello del processo che vedeva alla sbarra il giovane marocchino per una storia di spaccio di stupefacenti. L’extracomunitario risulta residente a Massa e ha un sacco di legami nella nostra città e per questo ha chiesto di tornare. Anche se proprio da Massa aveva deciso di scappare qualche anno fa in seguito a una sentenza di condanna per spaccio di droga. Un personaggio pericoloso lo avevano definito i giudici del primo grado, proprio in virtù dei suoi precedenti apuani. Invece in appello la difesa è riuscita a strappare il quinto comma (cioè la modica quantità di stupefacente venduto) e la pena è stata ridotta drasticamente.

Barrim, conosciuto dai suoi clienti con il nome di Stefano, tirava le fila di un mercato fiorente di spaccio di eroina nel novarese. La gang era stata incastrata grazie alle intercettazioni e ai pedinamenti. Bastava chiamare Stefano per raggiungere il posto - in un bosco - dove era nascosta la droga. Lui fissava un appuntamento e poi mandava i suoi collaboratori al luogo indicato. Quando il consumatore arrivava, bastava dire la frase in codice: «Oh, dove siete?». E così spuntavano fuori dagli alberi gli spacciatori. Nei contatti telefonici si faceva riferimento alla «brutta, scura o caffè» per indicare l’eroina, alla «bella, latte o chiara» per la cocaina, e alla «nera o “chiff”» per l’hashish. I dialoghi sembravano liste della spesa: «Cosa devo prepararti?», chiedeva lo spacciatore. «Mezza di scura, un altro mezzo di scura e poi ancora due di scura», rispondeva l’altro. «Ti mando il ragazzo», chiudeva la conversazione. Poi altri accordi per le indicazioni stradali e il luogo dell’incontro, a volte anche fuori dai boschi di Suno. C’erano anche telefonate flash: «Dimmi cosa vuoi». E il consumatore: «Allora, 6 di bella e 5 di brutta». E l’affare era bello che fatto.

In tribunale, con rito abbreviato davanti al giudice Angela Nutini, un anno fa erano arrivate tre pesanti condanne per quel giro di spaccio che ha coinvolto oltre cento consumatori di diversi paesi del novarese e del Cusio ma anche dalle province limitrofe, come Vercelli e Verbania. Abdennabi aveva rimediato 7 anni e 4 mesi di carcere, più di quanto aveva chiesto dal pubblico ministero Marco Grandolfo (6 anni); Younes Ouazzou «Yuri» era stato condannato a 5 anni e 26 giorni di reclusione mentre Said Ouyat a 4 anni e 1 mese. Avevano ceduto droga decine di consumatori sostandosi fra Cavallirio, Borgomanero, Gargallo, Gozzano, Boca, Pogno, Prato Sesia e Gattico. Barrim deve scontare ancora un anno e qualche mese ai domiciliari, poi c’è un decreto di espulsione che lo aspetta. Da più di dieci anni, ormai. (d.d.)

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