Montecatini, altra aggressione in strada: ''Non scattarmi fotografie''

Dopo l’uomo picchiato in via Garibaldi, un altro è stato minacciato da uno straniero che aveva l’auto in divieto di sosta. Lucarelli: «Ma questo non è controllo di vicinato»

MONTECATINI. Martedì un’aggressione in via Garibaldi a un uomo che con il cellulare stava fotografando una Fiat Panda parcheggiata in doppia fila. Alle sue spalle è piombato un nordafricano che lo ha minacciato e poi ha alzato le mani, colpendolo con un pugno. Ieri mattina, invece, un’aggressione, stavolta solo verbale, in corso Matteotti, denunciata “via Facebook” da un altro montecatinese.

«Stavo cercando un numero nella rubrica telefonica quando mi si è avvicinato uno straniero, romeno o albanese, che mi ha insultato dicendomi che avevo fatto la foto alla sua macchina parcheggiata in divieto davanti al Monte dei Paschi. Mi ha detto “ti spacco tutto, ti rompo in due. Se mi arriva la multa ti riconosco e ti levo dal mondo”. Che dovevo fare? Mi sono rifugiato nella vicina pasticceria, gridando e chiedendo aiuto».

Due episodi che, presi uno alla volta, non sono di per sé gravi, ma messi insieme dipingono un quadro di tensione e di allarmante contrapposizione tra i residenti, per così dire, “autoctoni”, e quelli, invece, stranieri.

A diventare potenzialmente pericolosa è la convinzione, sempre più diffusa, di poter utilizzare il “fai da te” per risolvere situazioni di inciviltà urbana (parcheggi in divieto di sosta, persone ubriache in strada che danno fastidio, questuanti che chiedono l’elemosina con insistenza, gente che parla ad alta voce), anziché rivolgersi alle forze dell’ordine. E qualcuno ha anche preso spunto dal “controllo di vicinato”, un’azione svolta da cittadini di alcune strade seguendo un protocollo, pensando di sostituirsi a queste associazioni per andare in giro a documentare (spesso su facebook) “quello che non va”. Con la conseguenza che i social fanno da grancassa e vengono seguiti da tutti, anche da coloro che comunque di per sé non sono molto ferrati nelle “buone maniere” (per usare un eufemismo).

«Noi del “Controllo di vicinato”, che finora è stato istituito solo in tre strade (via Garibaldi, via Cividale e via Liguria), seguiamo delle istruzioni precise concordate anche con la Questura», dice Marco Lucarelli, che ha portato l’associazione in città.

«In sostanza – spiega – si tratta di scambiarsi informazioni in chat su quello che succede e poi, nel caso, segnalare alle forze dell’ordine. Non ce ne andiamo in strada con il cellulare in mano a scattare foto. Non facciamo ronde. Non è il nostro compito».

Alessandro Gasperini