La donna trovata legata in casa ancora sotto choc e senza memoria

di Martina Trivigno

Monsummano, Fiorella Cigni è ricoverata e non può spiegare cosa sia successo lunedì pomeriggio nella casa di via Fonda

MONSUMMANO

Il figlio l’ha trovata riversa sul pavimento, i piedi immobilizzati a una sedia con del nastro da pacchi. Lo sguardo perso nel vuoto, non un filo di voce dalla sua bocca. Terrore puro. Cosa abbiano visto gli occhi di Fiorella Cigni, 54 anni, è per ora un mistero. Così come resta un giallo chi sia stato a legarla a quella sedia, lunedì, nella sua casa di via Fonda, a Monsummano, dove vive con il marito Antonio Figliola e i due figli, Massimiliano e Federico di 24 e 25 anni.

C’è poca voglia di parlare, in via Fonda. Una tranquilla strada di campagna, dove si conoscono un po’ tutti, poco distante dal presidio distrettuale sociosanitario di via Calatafimi e dalla Rsa “Stella”. Ma gli occhi di alcuni residenti non nascondono lo sconcerto per quello che è accaduto lunedì pomeriggio. Si fanno domande, azzardano delle risposte. Senza risultati.

Erano circa le 14, 30 quando uno dei figli è rientrato a casa e ha trovato la madre, immobile sul pavimento. Fiorella Cigni, dopo essere stata legata, deve aver provato ad alzarsi, cercando, per quanto possibile, di liberare le gambe. Ma il tentativo della donna – che, tra l’altro, soffre anche di diversi problemi di salute – è stato vano. È caduta al suolo, portando con sé la sedia a cui era stata legata.

E lì è rimasta, lo sguardo vuoto e la lingua muta, fino a quando non è rincasato suo figlio. Ed è stato lui ad avvertire i carabinieri e anche il 118 che, sul posto, ha inviato un’ambulanza della Misericordia di Monsummano e l’automedica di Montecatini. I sanitari hanno trovato la donna sotto choc, in stato di semi incoscienza e disorientata a tal punto da non riconoscere nemmeno i volti dei famigliari più stretti.

I militari dell’Arma, intanto, hanno avviato le indagini per individuare il colpevole dell’aggressione. E qui il giallo s’infittisce. Nessun segno di effrazione sulla porta d’ingresso, chiusa (anche se non a chiave) al momento in cui il figlio è rincasato. E, soprattutto, nessun oggetto di valore sembra mancare dall’abitazione (neanche un portafoglio in bella vista su di un pensile, lì vicino a dove è stata trovata la donna).

Ma allora, se non si tratta di una rapina, chi è stato a ridurre in quello stato Fiorella Cigni? Chi è stato a legarla (impossibile per lei, viste le sue condizioni di salute, farcela da sola)? E, soprattutto, perché l’aggressore lo avrebbe fatto?

Queste e molte altre domande si inseguono nella testa degli abitanti di via Fonda. «È incredibile che sia successo proprio qui – racconta una vicina –. Vivo in questa zona da molti anni e non è mai accaduto niente. Lunedì pomeriggio non ci siamo accorti di nulla, né urla né rumori sospetti. Abbiamo soltanto sentito le sirene di un’ambulanza e ci siamo precipitati fuori. Temevamo che qualcuno, in casa, si fosse sentito male, ma non potevamo immaginare uno scenario così agghiacciante. Siamo impauriti e sconcertati».

«Ogni tanto la incontravo, Fiorella portava il cane a passeggio – conclude la vicina –. Le chiedevo come stesse, scambiavamo qualche parola. Spero torni presto a casa».

Da lunedì, infatti, la donna è ricoverata all’ospedale Santi Cosma e Damiano di Pescia. Le sue condizioni sono stabili, ma ancora non è in grado di riconoscere neppure i familiari. Tantomeno è in grado di raccontare, in prima persona, quello che le è capitato. Risalire al colpevole è ora il compito dei carabinieri, impegnati per dare un nome e un volto a chi ha riempito di terrore gli occhi di Fiorella Cigni. —