Ordina esplosivo per far saltare in aria i rivali in affari: arrestato viceprefetto dell'Elba - Video

Giovanni Daveti è accusato di associazione a delinquere. In manette anche un membro 'ndrangheta mandante dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia

PORTOFERRAIO. Il vice prefetto reggente l’Ufficio distaccato della prefettura dell’Isola d’Elba Giovanni Daveti, 66 anni, ed un pregiudicato appartenente ad una nota famiglia di ’ndrangheta attiva in Piemonte, Giuseppe Belfiore, a suo tempo mandante dell’omicidio del Procuratore di Torino Bruno Caccia, sono stati arrestati dalla guardia di finanza di Livorno.

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LE ACCUSE

Altre sette persone sono state messe agli arresti domiciliari. Tra le accuse associazione a delinquere, porto abusivo di esplosivi, contrabbando di 9 tonnellate di sigarette, indebita compensazione di debiti tributari tramite fittizie compensazioni, illecita sottrazione al pagamento delle accise sugli alcolici, anche mediante falso in documenti pubblici informatici.

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LA VENDETTA

Per la Finanza, Daveti - ritenendosi vittima di una truffa immobiliare - avrebbe pianificato con un amico livornese una "vendetta", dando incarico a un complice di reperire l'esplosivo da usare contro la vettura di famiglia del suo presunto truffatore. Gli ordigni furono intercettati dalla Finanza il 16 novembre vicino al porto livornese in un'auto con a bordo uno degli indagati, arrestato e ancora ai domiciliari: 4 cariche confezionate in modo da essere fatte brillare a distanza con un telecomando.

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L'AIUTO PER EVADERE IL FISCO

Da quanto ricostruito, il viceprefetto Daveti che, dopo un accertamento tributario aveva ricevuto cartelle esattoriali per 115mila euro, chiese aiuto al pregiudicato Giuseppe Belfiore, affiliato alla 'ndrangheta, per abbattere la pendenza debitoria sfruttando, in compensazione, inesistenti crediti Irpef artificiosamente creati e sfruttati per compilare i modelli unificati di pagamento F24. È una delle accuse contestate dalla Guardia di finanza al funzionario arrestato. Il sistema utilizzato, secondo gli inquirenti, "prevedeva il frazionamento dell'importo complessivo dovuto all'erario in somme di entit inferiore e, per ciascuna di tali frazioni, il "pagamento" mediante un modello di versamento F24 recante la corresponsione materiale, attraverso il canale home banking, dell'irrisoria somma di un euro affiancata dalla fittizia compensazione di decine di migliaia di euro".

Le indagini avrebbero accertato che queste compensazioni di cui ha beneficiato Daveti non erano un caso isolato, ma diffuse in tutta l'organizzazione che nel periodo 2016/2017 hanno consentito ad altri 7 soggetti di ottenere, con le stesse modalità, l'abbattimento delle proprie posizioni debitorie nei confronti del fisco, per un valore complessivo di circa un milione di euro.

In un caso questo sistema ha avvantaggiato un'imprenditrice di Faenza (Ravenna), moglie di un membro della banda, per quasi 175 mila euro. Il sistema pianificato prevedeva il versamento, da parte dei soggetti intenzionati ad accedere all'indebita compensazione, di un importo pari al 22% del "beneficio" richiesto, quale compenso per il "servizio" ottenuto. A questo importo, secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle, si doveva, inoltre, aggiungere un ulteriore 8% a titolo di commissione da riconoscere a Daveti per il proprio ruolo di intermediario.