L’avvocatessa diventa stilista e con la seta racconta il suo mare

di Antonella Danesi

Portoferraio, la seconda vita da artista di Luisa Brandi: dalle aule di tribunale al labirinto dell’Eloquio dell’acqua

 PORTOFERRAIO. Dalle aule dei tribunali alle sete che riproducono i suggestivi colori del mare e della natura dell’arcipelago. Questa è Luisa Brandi, avvocato ma soprattutto artista e donna. È la passione per l’arte la sua essenza più vera, quella che indirizza la sua vita e che lei persegue senza riserve. Ascolta il suo istinto che è anche quello che l’ha portata ad allestire una suggestiva installazione nella cappella di San Liborio, a Marciana, partecipando, quasi per caso, alla rassegna “Marciana Borgo d’arte”, un festival di arti contemporanee allestito nel paese. L’installazione di Luisa Brandi è “L’eloquio dell’Acqua” è una sorta di suggestivo labirinto creato con stole che riproducono i fondali del mare dell’Arcipelago, attraverso cui si raggiunge l’effigie del Santo. «Parla l’acqua non parla Luisa – ci dice l’autrice – ho semplicemente cristallizzato momenti bellissimi di madre natura e li ho uniti alla sacralità della cappella. È così che si sposano i due spazi».

Luisa Brandi da tempo si dedica a questa passione: fotografare questi colori e queste atmosfere riportandole su stoffa. Ed è così che è nata la sua collezione “Lalita”, il marchio che presenta stole e abiti in pura seta con i fondali che circondano le diverse isole dell’arcipelago. Tutto è iniziato sette anni fa quando la fotografia le ha regalato una diversa visione della natura. «Ho sempre amato il mare, soprattutto fuori stagione – spiega – mi affascina, mi da calma». È con l’obiettivo che cattura le sfumature e l’essenza di questo elemento fondamentale per la sua vita di donna e di artista. «Un lavoro che mi appaga tantissimo – spiega – e che faccio soprattutto per me perché il mio è un brand prima emozionale e poi commerciale. Deve essere compreso, non mi interessa neanche avere acquirenti che non capiscono la singolarità di quella foto e lo studio che c’è dietro».

È stata una ricerca interiore che l’ha portata alla realizzazione del marchio “Lalita” ed è stato molto impegnativo perché oltre quello artistico arriva il momento di fare i conti con la realtà commerciale che a Luisa Brandi non si confà molto.«Mi sento un’artista e realizzo i miei capi come li vedo io», spiega, annunciando che ha già pronta la collezione per il 2019. Un lato artistico che ormai affianca la sua attività di avvocato. «Queste mie due anime convivono – ci dice – anche se la prevalenza è quella artistica, quella che mi fa avere un rapporto più empatico con il cliente. Non so se sia giusto, esercitando una professione come questa, ma il lato artistico e la sensibilità prevalgono sempre sulla freddezza che magari viene richiesta in un’aula di tribunale. Mi pongo con un approccio diverso e riesco a far convivere bene queste mie due anime». È proprio con l’arte che Luisa Brandi ha trovato serenità ed equilibrio. «E’ molto importante – dice – a prescindere dal successo o meno nel settore della moda» anche perché le ispirazioni espressive vengono quasi da sole, come quando ha deciso di creare l’istallazione nella cappella di San Liborio, “chiamata dal luogo” in cui si è sentita subito a suo agio e dove in poco tempo ha ideato l’allestimento nel rispetto delle emozioni e della sacralità della cappella. «Quando lavoro alle mie creazioni sono io – continua – senza sovrastrutture. Ci ho messo degli anni ma poi ho capito, anche guardandomi indietro, che questo mi dà benessere».

Ed è così che nascono stole ed abiti in seta con i suggestivi colori marini. Ma l’arte di Luisa spazia attraverso diverse forme espressive. Infatti ora sta preparando un libro fotografico che riporta anche alcuni suoi pensieri “Storie di mare e di me”. Ha scelto proprio il silenzio e l’atmosfera della cappella di San Liborio e delle viuzze di Marciana per completare la sua ispirazione. «Il silenzio mi ispira molto – termina – ed è importante per fissare queste mie sensazioni. Il libro è in preparazione. Quando mi sentirò pronta lo pubblicherò». —