Il delfino dell'Arno: da star cittadina a caso internazionale

di Danilo Renzullo

Pisa: si cerca una spiegazione scientifica al fenomeno. Ogni giorno i biologi si ritrovano sulle sponde per un monitoraggio

PISA. Da star cittadina a “caso” internazionale. Lui è sempre lì. Coccolato dall’Arno e dagli sguardi di decine e decine di spettatori che ogni giorno si radunano sulle sponde del fiume per osservare quel fenomeno tanto insolito quanto raro. Affascinati dai movimenti sinuosi di quel delfino che al mare preferisce le acque del fiume.

Uno spettacolo naturale che è diventato anche un rompicapo per i biologi del Cetus, il centro di ricerca viareggino che monitora il branco di circa 250 delfini della specie tursiope (il più grande del Mediterraneo) che staziona nella zona marina tra l'Arno e Viareggio. I primi a sobbalzare dalla sedia quando, lo scorso 31 dicembre, una telefonata avvertì di quello strano avvistamento. Da allora è iniziata un'attività di monitoraggio quotidiana del cetaceo.

Dal mare all'Arno, un delfino è la nuova star di Pisa

Foto, video, analisi dell'acqua e dell'inquinamento acustico. Con strumenti semplici e più sofisticati, ogni giorno i biologi del Cetus si ritrovano ai margini del fiume per cercare di trovare una spiegazione scientifica al comportamento di quel cetaceo “ribelle” che da oltre 40 giorni ha trasformato il tratto di Arno tra il ponte dell'Aurelia e il ponte della Ferrovia (quasi 11 chilometri la distanza dal mare) nel suo habitat.

Diventato anche oggetto di una serie di studi che saranno poi raccolti in una pubblicazione scientifica e discussi durante il convegno internazionale di biologia marina che si terrà a Roma il prossimo giugno, quando i ricercatori del Cetus presenteranno i dati del monitoraggio, che continua ormai da oltre un mese. Centinaia di foto, video e analisi chimico-fisico, «attraverso cui calcoliamo i tempi di respirazione e di apnea del cetaceo e studiamo le direzioni dei suoi spostamenti per capire se cambia il suo comportamento», spiega Ilaria Bigongiali, studentessa di biologia marina all'Università di Pisa e collaboratrice del Cetus. Un minuto e 20 secondi, massimo un minuto e quaranta secondi sott'acqua, intervallato in media da cinque secondi di respirazione.

Il delfino dell'Arno "saluta" il pubblico lungo le sponde

Movimenti ciclici (che diventano molto più lenti quando il cetaceo riposa) che per adesso non preoccupano i ricercatori. Anche se i pericoli per la sua salute sono sempre in agguato: affaticamenti e abrasioni della pelle sono i rischi che più degli altri impensieriscono gli studiosi. «Lui ha scelto di rimanere nell'Arno - prosegue Bigongiali -. Non è un'anomalia che un delfino maschio adulto si allontani dal branco, è strano invece che un cetaceo decida di “stabilirsi” in un fiume. Non c'è però una spiegazione a questo comportamento.

La presenza è favorita probabilmente dall'abbondante presenza di cibo (in particolare muggini di grandi dimensioni) e dallo strato salmastro che contraddistingue il fondale dell'Arno. Le analisi del ph, della salinità e della temperatura dell'acqua sono risultate ottimali per la salute del cetaceo (almeno prima delle ultime piogge), messa a dura prova dalla piena di qualche settimana fa, quando il comportamento del delfino è bruscamente cambiato. Il cetaceo è rimasto fermo in un punto e, nonostante gli sforzi, per ore non è riuscito a raggiungere quel punto nei pressi del ponte dell'Aurelia dove si è ormai stabilito da alcune settimane. I tempi di respirazione sono diventati inoltre molto più corti.

Segno di un affaticamento, rientrato dopo il passaggio della piena, quando le condizioni dell'animale si sono ristabilite. «È un avvenimento talmente strano che non riusciamo a dare una spiegazione - sottolinea Silvio Nuti, fondatore del Cetus -. In Italia è la prima volta che avviene. In Europa, l'unico precedente risale al 2015, quando un tursiope è entrato in un fiume inglese, resistendo però per pochi giorni». Lui, il delfino dell'Arno, ha deciso invece di stazionare nel fiume, sfidando le leggi della natura. E attirando l'attenzione di centinaia di entusiasti spettatori e di increduli ricercatori.