Tolto rene sano, quattro medici imputati

di Pietro Barghigiani

Accusa di lesioni gravissime e falso per aver alterato la cartella clinica dopo aver scoperto l'errore ai danni del paziente. La difesa:  «Non fu uno sbaglio, l'organo era compromesso da vecchie patologie»

PISA. Lui, il paziente, non lo ha saputo subito. Loro, i medici, sì. E per questo, secondo l’accusa, dopo aver capito di aver sbagliato hanno cercato di modificare la cartella clinica per non restare con il cerino in mano. Alla fine quel maneggio ha avuto l’effetto di collezionare un secondo reato: oltre alle lesioni colpose gravissime c’è anche il falso materiale.

Sono quattro i chirurghi, tra cui il primario dell’unità operativa, per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di aver tolto un rene sano a un paziente, un pensionato della provincia di Avellino arrivato a Pisa per curarsi. Ad operarlo fu il team di chirurgia del professor Paolo Miccoli dell’Azienda ospedaliera. I tre medici che operarono l’uomo  (il professor Gabriele Materazzi, il dottor Massimo Conte e all’epoca lo specializzando Alexander Aghababyan, armeno, tutti difesi dall’avvocato Anna Francini) sono accusati di falso e i lesioni colpose gravissime, mentre il primario solo di falso per aver firmato la cartella senza conoscerne il contenuto. Il paziente è tutelato dall'avvocato Giuliano Giambartolomei.

Stesso e unico reato imputato a Miccoli, la cui posizione risulta laterale rispetto al presunto errore sanitario in sala operatoria. Il docente, difeso dal professor Tullio Padovani e dall’avvocato Francesco Marenghi, ha disconosciuto la sua firma sulla cartella clinica sostenendo di essere stato all’oscuro di tutto.

Una responsabilità oggettiva quella del dirigente dell’Azienda ospedaliera, nonché docente universitario, sulla quale sono in corso riscontri da parte della Procura per capire se qualcun altro possa aver messo la firma al posto del primario in una sorta di prassi interna irregolare, ma dettata dalla consuetudine.

Ieri mattina, mercoledì 15 febbraio, davanti al gip Giuseppe Laghezza e al pm Giovanni Porpora due imputati sono stati sentiti fornendo chiarimenti sulle accuse mosse dalla parte civile entrata a Cisanello per un problema a un surrene (ghiandola) e uscita senza un rene sano. L’udienza è stata aggiornata entro l’estate per consentire un confronto tra la consulenza della parte civile e quella della Procura. Un elemento in più per arrivare, con maggiori cocognizioni di causa, alla decisione del gip sul rinvio a giudizio avanzato dalla Procura.

La storia risale ad alcuni anni fa ed è rimasta sotto silenzio nonostante abbia imboccato due filoni, quello penale e civile con una richiesta danni che è in corso di definizione sempre al Tribunale di Pisa. Il paziente si presenta in ospedale lamentando problemi al surrene destro. Analisi e preparazione all’intervento anticipano quello che per l’accusa si trasformerà in una cantonata sanitaria.

Un errore medico di cui il paziente si accorgerà dopo qualche mese. Non viene informato subito. Entrato in sala operatoria per l’asportazione del surrene malato, esce senza il rene destro sano. Per riparare al danno, in un estremo tentativo di confondere carte e diagnosi, viene modificata la cartella clinica.

È la prosecuzione di un intrigo alimentato da negligenza e superficialità che sfocia nella querela del paziente contro i medici che gli hanno tolto un organo sano, compreso il primario che non si è accorto dell’errore anche se non impugnava il bisturi.

La difesa dei tre medici sotto accusa.  Il rene asportato non era del tutto sano. Era compromesso da patologie pregresse e, comunque, toglierlo era necessario a causa dell’estensione della massa tumorale che aveva aggredito le ghiandole surrenali, quelle sì da rimuovere.

Per la difesa più che “corretti” per nascondere l’errore, gli atti sarebbero stati integrati con l’esito delle analisi sugli organi asportati.

Dopo una prima udienza davanti al gip Giuseppe Laghezza durante la quale sono stati sentiti due imputati con Conte che ha sottolineato l’utilità dell’asportazione del rene sano, ma “aggredito” dal surrene colpito da tumore, il giudice ha rinviato a un’altra data la discussione sul rinvio a giudizio.

In sala operatoria erano presenti Materazzi e Conte con lo specializzando Aghababyan nel ruolo di “osservatore”. Il paziente era entrato per farsi togliere le ghiandole surrenali del rene destro. È uscito senza l’organo con la giustificazione formalizzata di fronte al gip dal dottor Conte che l’asportazione del rene si sarebbe rivelata migliorativa per la salute del paziente.

In parallelo al fronte penale è quasi in chiusura la causa civile avviata dal pensionato campano contro l’Azienda ospedaliera.