malasanità

Resta cieca da un occhio, ospedale condannato

di Pietro Barghigiani

Ma la paziente non accetta i 32mila euro fissati dal Tribunale e fa ricorso in Appello: ne voleva 160mila

PISA.  Voleva quasi 160mila euro per i danni provocati da un intervento che, a suo dire, l’aveva resa cieca da un occhio. Il giudice gliene aveva riconosciuto un quinto, 32mila. E ora la paziente in guerra con l’Azienda ospedaliera chiede alla Corte d’Appello di calcolare di nuovo il quantum da liquidare come riparazione per aver perso la vista da un occhio. Dopo Pisa il duello legale si sposta a Firenze. A dare battaglia è una 59enne residente in provincia di Massa Carrara che già nel 1992 aveva subìto un’operazione all’occhio sinistro per un glaucoma.

La situazione negli anni era peggiorata e nel marzo 2009 si era sottoposta a un nuovo intervento nell’unità operativa oftalmica universitaria del Santa Chiara. Solo che anche dopo l’operazione i dolori non erano per niente diminuiti. Anzi. A scendere era stata la vista.  Quasi a sfiorare e poi raggiungere la cecità.
Si era rivolta ad altri specialisti e dopo varie visite l’Asl di Massa Carrara aveva accertato che l’occhio sinistro aveva subìto danni perdendo ogni forma di visibilità. Di qui la richiesta di risarcimento che risale al 2011.
Secondo l’ospedale «il danno lamentato dalla paziente atteneva a complicanze autonome ed indipendenti dall’intervento effettuato all’occhio sinistro, presentando la donna una situazione già gravemente compromessa».

Gamba amputata per un errore dei medici

Insomma, per i sanitari non c’era un nesso di causalità ed effetto tale da giustificare un risarcimento. La donna fu operata per una cataratta sub lussata con l’aggiunta di una plastica pupillare.
A far pendere l’ago della bilancia a favore della paziente, ma decurtando di gran lunga la richiesta iniziale, è stato il consulente nominato dal giudice Maria Sammarco.
Scrive il professor Francesco Ventura: «L’intervento di cataratta eseguito rispecchia fedelmente le indicazioni terapeutiche previste per i casi come quello della signora, correttamente essendo stata seguita la scelta terapeutica chirurgica per il rapido evolversi della riduzione del visus. L’unica nota critica all’operato del professionista va ravvisato in ordine non già all’intervento di cataratta bensì alla scelta di eseguire anche l’intervento di plastica».

In sostanza, ad avviso del consulente, «essendosi reso necessario l’intervento di cataratta, ed essendo stato lo stesso correttamente eseguito, altrettanto non può dirsi con riguardo alla plastica, non tanto per la non necessità dell’intervento ovvero per una esecuzione scorretta, ma perché occorreva precederlo con una indagine ad hoc - suggerita dalle particolari caratteristiche della paziente - come risulta poi convalidato dal fatto che, proprio per i problemi di atrofia del tessuto, la plastica fu eseguita solo parzialmente».

Scontenta dell’importo, versato nel 2014 dall’Aoup, la paziente chiede ora ai giudici della Corte d’Appello di aumentare il risarcimento per la perdita della vista da un occhio contestata all’ospedale di Pisa.