TRIBUNALE

Sottufficiali “maltrattati”: condannato colonnello

di Pietro Barghigiani

Un anno e due mesi all’ex responsabile di un reparto della 46a Brigata Aerea. Per l’accusa i militari venivano insultati e vivevano «in un clima di terrore»

PISA. Quel modo di fare da capo severo non era solo l’imposizione di una disciplina basata sulla gerarchia dei ruoli. Per alcuni episodi di voci alzate e frasi pronunciate nei confronti dei subordinati era anche un reato. Quello di maltrattamenti sul luogo di lavoro. L’ex tenente colonnello della 46a brigata aerea, Franco Fiorentini, 58 anni, residente a Pisa, in pensione da alcuni anni, è stato condannato a un anno e due mesi di reclusione per aver “maltrattato” alcuni sottufficiali inseriti nel suo reparto all’epoca dei fatti. La lettura della sentenza da parte del giudice Donato D’Auria è arrivata poco dopo le 19. Il pm onorario Massimiliano Costabile aveva chiesto una condanna a un anno e 10 mesi, mentre l’avvocato Giovanni Capria, difensore dell’imputato presente in aula, aveva invocato l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». La storia nasce da una querela presentata da un maresciallo che poi si è costituito parte civile. Il giudice ha assolto Fiorentini per alcuni episodi che vedevano il sottufficiale come parte lesa e ne ha dichiarati prescritti altri. Oltre ai maltrattamenti l’imputato è stato riconosciuto colpevole anche per ingiuria a un subalterno, l’articolo 196 del codice penale militare. I fatti vanno dal 2009 al 2012 nel contesto della base della 46a. Fiorentini era il responsabile del servizio impegnato a rifornire 24 ore su 24 gli aerei per le missioni. Un incarico di responsabilità e fonte di tensioni. Nella sua requisitoria il pm ha distinto episodi e comportamenti chiedendo l’assoluzione per alcuni casi. E ha elencato gli epiteti riferiti ai marescialli non proprio nella piena considerazione dell’ufficiale. «Uno in particolare veniva insultato più volte con parole come zoppo, handicappato, cerebroleso – ha spiegato il pubblico ministero –. Vivevano in un clima di terrore. Chi non riteneva idoneo per il suo reparto di eccellenza veniva offeso e messo da parte». E se la parte civile ha parlato di «mortificazione del sottoposto come regola», diversa è stata l’interpretazione dei fatti nella lettura della difesa. Per l’avvocato Capria il tenente colonnello Fiorentini aveva saputo costruire un reparto partendo dal niente. E proprio per le sue qualità organizzative pretendeva il massimo da tutti. «Nell’ambiente militare esiste una gerarchia funzionale e una di grado – ha sottolineato il legale –. Fiorentini voleva far funzionare il suo reparto. Era duro, intransigente. Ma ricordiamoci che stiamo parlando di militari. È un difetto? Quel servizio è diventato nel tempo un modello in Italia. Casomai erano i sottufficiali spesso a comportarsi da insubordinati. Si dice perché stressati. Ma allora è lecito parlare di stress anche per il mio cliente che, per alcune frasi, si è già scusato». Per il giudice il capo ha più volte maltrattato i suoi marescialli.