ateneo e tribunali

Concorso "maledetto", lascia l’ottavo docente e i tempi si allungano

di Pietro Barghigiani

La nuova commissione pronta il 4 ma si è riunita solo il 24. Tra i candidati la ricercatrice che denunciò accordi sottobanco

PISA. Un concorso sfortunato. Quasi una maledizione che colpisce chi viene indicato come membro della commissione che dovrà selezionare, valutando e comparando titoli e produzioni dei candidati, il candidato meritevole della cattedra di Economia aziendale del dipartimento di Economia e Management.Più che un concorso sembra un parto particolarmente impegnativo quello che il Tar ha imposto di ripetere all’università dopo aver accolto il ricorso della dottoressa Giulia Romano, 39 anni, di Livorno. Dopo le prime sei defezioni che avevano creato problemi e ritardi nella composizione dell’organismo, l’elenco di chi ha comunicato all’ateneo la rinuncia a un ruolo che ha già portato sotto inchiesta penale ex rettore, presidente e segretario della commissione si allunga di altri due nomi.

Si tratta del professor Alessandro Mechelli che, il giorno dopo aver ricevuto la formalizzazione della nomina, ha inviato una mail per dire "no, grazie" a causa di «sopravvenuti motivi personali e familiari». E poi c’è il professor Antonio Costa che il 2 gennaio ha scritto al rettore Paolo Mancarella «di non accettare la suddetta nomina a causa di problemi di ordine personale e familiare, considerata anche la ristretta tempistica». Essere nominati equivale quasi a una iattura per i docenti, la maggior parte dei quali preferisce starsene alla larga da una selezione su cui i giudici del Tar e la Procura della Repubblica hanno puntato più di un faro.Incassato l’ottavo forfait, il rettore ha provveduto a formare di nuovo la commissione integrandola con i supplementi.In teoria era pronta già a inizio del mese per valutare i curricula dei candidati con membri effettivi Stefano Adamo, Paolo Pietro Biancone e Andrea Melis. Ma l’inghippo era di nuovo dietro l’angolo. Il Tar aveva imposto il pronunciamento entro 90 giorni dalla sua sentenza. In pratica entro il 25 gennaio la commissione avrebbe dovuto esprimere le sue valutazioni. I commissari avevano ricevuto la documentazione il 4 gennaio, ma si sono riuniti solo il 24. Il giorno precedente la scadenza senza specificare la natura di un silenzio durato 20 giorni. La riunione, quindi, è servita solo a chiedere un rinvio e almeno 60 giorni di tempo al rettore per espletare i lavori. Una richiesta che Mancarella ha girato al Tar con un’istanza in cui si chiede una proroga rispetto al verdetto di ottobre. Nell’ottobre 2016, all’epoca della selezione poi annullata dai giudici amministrativi, la commissione si riunì la prima volta il 5 ottobre. Poi il 14 dello stesso mese. E in due ore, dalle 15 alle 17, valutò e mise nero su bianco le valutazioni dei due candidati in corsa, tra cui la dottoressa Romano. Nove giorni di intervallo tra le due riunioni e 120 minuti di discussione per chiudere la pratica. Da quando l’ateneo ha ricevuto l’ordine di ripetere le valutazioni, bene che vada se ne riparlerà a fine marzo. A cinque mesi dalla sentenza del Tar. Una selezione davvero accidentata.