Pisa vera culla del Diritto

Altro che dono dell’Imperatore! Le Pandette furono scritte qui

Siamo i cittadini di una (ex) Colonia Julia Obsequens nonché della più importante città del medioevo italiano, ma non sappiamo perché.

Orfani del nostro passato dal 1406, ciò che è sopravvissuto è la storia nostra raccontata da altri. Un po’ come guadare un fiume balzando su sassi e pietre emerse, saltiamo goffamente e, pur di attraversare, ci va bene anche il sassino piccolo dove poggiare il piede.

Noi, che dominammo il mondo ed avevamo solidi pilastri, ci accontentiamo di notiziole che la rete internettiana rende identiche a se stesse, ma non per questo meno imprecise. E questa assenza di storia e di supporto ci rende fragili, come bambini, che per sentirsi forti e fieri attendono la gratificazione di qualcuno. E di quella gratificazione, vera o falsa che sia, ne facciamo bandiera, senza invece ricercare le radici di quell’orgoglio.

In sintesi, storicamente e forse anche come atteggiamento generale, noi pisani dipendiamo da altri. Questo vollero i nostri nemici, questo hanno raggiunto. Nessuno si offenda, siamo più famosi per la Meloria che per le mille conquiste. Ora, si narra che tornando dalla presunta presa di Amalfi, re Lotario di Supplimburgo abbia donato a Pisa le Pandette di Giustiniano.

Come noto, l’Impero romano d’occidente cessò di esistere con l’acclamazione a Imperatore di Odoacre, primo sovrano straniero, di origine unna e re degli Sciri nel 476. Da questo anno si fa canonicamente iniziare il medio evo e cessare l’era antica. Mentre le istituzioni romane andavano disgregandosi, in oriente ci fu un rafforzamento dello stato. Giustiniano nel 535 operò un profondo riassetto delle regole, dando vita al Corpus Juri Civilis, un compendio di tutte le leggi romane fino a quel momento promulgate e note come Pandette o Digesto di Giustiniano.

Come contentino, pacca sulla spalla, sorriso di benevolenza, si è sempre accettata la leggenda che Lotario, dopo Amalfi, ci abbia regalato le Pandette perché eravamo stati bravi. Come si fa coi bimbi dell’asilo. E di quelle Pandette ne andiamo orgogliosi non perché rappresentino il più alto esempio di Diritto, ma perché ce ne ha fatto dono un imperatore. Che poi non è vero.

In Pisa vissero in epoca romana le gens dei Venuleii. Guarda caso, nell’ “Indice che dicesi di Giustiniano ovvero catalogo delle opere de' giureconsulti dalle quali furono tratte le Pandette”(a cura di Antonio Bazzarini e Robert Joseph Pothier – Prato, 1833) si riporta che “dei Venuleii” vennero raccolte le seguenti leggi: delle stipulazioni (libri diciannove), delle azioni (libri dieci), dell'uffizio del proconsole (libri quattro), dei Venuleii stipulationum (libri dieci), delle pene de' pagani (libro unico), dei pubblici giudizi (libri tre). La gens Venuleia, duoviri della colonia Alfea (Pisa) e praetor Etruriae, dalla natia Pisa arrivarono a ricoprire le più alte cariche della aristocrazia senatoria romana. In breve, Pisa ha sempre avuti e conservati i codici della legge, tanto prima che dopo Giustiniano. Pisa ha sempre avuto ambasciatori a Costantinopoli, Pisa è stata consociata a Bisanzio fino al 603, Pisa si è data un libero ordinamento nel 1081. Perché non recuperare tutta questa e altra infinita storia e iniziare a percepire che la grandezza pisana dipese dal fatto che fu la culla dell’esercizio del Diritto? Per essere grande Repubblica e commerciare col mondo, Pisa dovette aspettare il presunto regalo di Lotario o era invece già regina dei mari?

Le Pandette di Giustiniano, in un’epoca di migrazioni “barbariche” furono prima scritte e poi conservate gelosamente in Pisa. Se in Città, prima della presa di Amalfi, si aggirarono personaggi come Irnerio (definito per la sua opera di giurista lucerna iuris e illuminator scientiae nostrae) o Bulgaro, glossatore bolognese al servizio di Matilde di Canossa, non dovrebbe venirci il dubbio che non vennero per farsi un selfie sotto la torre? Che poi, ancor non c’era?

Le Pandette di Giustiniano erano conservate nella chiesa di san Pierino in Vincoli. Erano scritte in greco e la Scuola Culta Pisana, ne formulò le glosse e ne avviò le traduzioni in latino. Fra tante, celebre è l’opera di Burgundio Leoli, che fu anche ambasciatore pisano a Costantinopoli.

Per concludere, i fiorentini dopo il 1406 rubarono le Pandette, le hanno ribattezzate Pandette Fiorentine e il 23 marzo scorso hanno organizzato l’Ostensione e corteo storico del libro più venerato della storia dopo la Bibbia….. e noi, che ne fummo padri e padroni, siamo ancora a ricordare la carezza, presunta, di un imperatore.