Caso Ragusa, Antonio Logli al bivio: colpevole o innocente - Video

di Pietro Barghigiani

La Giuria della Corte d’Assise d’Appello si è riunita in camera di consiglio: sentenza attesa nel primo pomeriggio

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PISA. La giuria della Corte d'Assise d'Appello di Firenze è riunita da stamani, lunedì 14 maggio, in camera di consiglio per decidere su Antonio Logli. La sentenza è attesa per il primo pomeriggio, intorno alle 15,30.

La notte prima della sentenza Antonio Logli l’ha passata in un albergo a Firenze. Poco distante dal Palazzo di Giustizia di Novoli dove stamani, lunedì 14 maggio, alle 9,30 entrerà nell’aula 31 della Corte d’Assise d’Appello per attendere un verdetto con rito abbreviato che non ammette sfumature: colpevole o innocente per l’omicidio della moglie Roberta Ragusa, sparita nel nulla la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

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Nell’hotel lo hanno accompagnato in serata anche il figlio Daniele e i legali Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri. Rinviata alla fine dell’udienza del 28 marzo, la sentenza arriverà nel primo pomeriggio. La sequenza prevede l’arringa dell’avvocato Sergiampietri, secondo difensore di Logli. Almeno un’ora il tempo ipotizzato. Poi, ammesso che vengano chieste, sarà il momento delle repliche, dal pm alle parti civili e alle difese. Una sintesi stringata su elementi e passaggi forniti in udienza dalle parti dopo i rispettivi interventi. E si arriva con ogni probabilità all’ora di pranzo.

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Sarà poi la presidente della Corte Maria Cannizzaro, anche giudice relatore, (a latere Silvia Mugnaini e sei giudici popolari con quattro uomini e due donne) a far entrare la giuria in camera di consiglio per il verdetto. Un conto alla rovescia per l’imputato che occuperà per alcune ore i giudici con un’ipotesi di lettura del dispositivo indicata nel pomeriggio inoltrato. «Antonio è sereno e crede nell’assoluzione» spiega l’avvocato Cavani.

Il pm Filippo Di Benedetto ha chiesto la conferma dei 20 anni inflitti in primo grado dal Tribunale di Pisa il 21 dicembre 2016 (omicidio volontario e distruzione di cadavere) con l’aggiunta dell’arresto immediato per Logli. Una richiesta a cui si sono associate le parti civili, dai parenti di Roberta all’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. Il marito di Roberta ha una misura cautelare in vigore dal giorno della condanna. Non può uscire di casa dalle 21 alle 6, né allontanarsi da Pisa e San Giuliano Terme.

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Quello che accusa e difesa dovevano sottolineare per convincere la giuria delle rispettive ragioni è ormai stampato nelle menti di chi dovrà decidere. Accogliere lo scenario del primo grado o respingerlo. Per l’accusa Logli ha ucciso la moglie dopo essere stato scoperto al telefono con l'amante e nella notte ha distrutto il corpo di Roberta per evitare un divorzio che avrebbe compromesso il patrimonio di famiglia. Testi inattendibili, uno dei quali ha persino tentato il suicidio, che sbagliano orari e luoghi di avvistamenti che nel corso delle indagini da presunti diventano certi e arricchiti di dettagli ricordati strada facendo.

È la tesi della difesa dell’imputato che confida di aver dimostrato alla Corte le lacune, a su suo avviso, di una ricostruzione che non può concludersi con una sentenza di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Qualunque sia l’esito dell’appello il caso Ragusa è destinato a finire in Cassazione. Che già nel marzo 2016, nell’annullare il proscioglimento di Logli, escluse «possibili ipotesi alternative alla fine violenta della donna» accantonando scenari di allontanamenti volontari.