la difesa: era solo una vasca ben fatta 

Piscina tra San Zeno e le mura chiesta una condanna a 3 mesi

PISA. Assoluzione per i figli. Condanna per lei, la mamma, accusata di abuso edilizio che per luogo e opera contestata all’epoca ebbe un effetto moltiplicatore.La storia è quella della piscina (4x10...

PISA. Assoluzione per i figli. Condanna per lei, la mamma, accusata di abuso edilizio che per luogo e opera contestata all’epoca ebbe un effetto moltiplicatore.

La storia è quella della piscina (4x10 mt circa) realizzata tra la chiesa di San Zeno e il camminamento murario. Per l’accusa era una piscina con tutti i crismi. La difesa ribatte: «Era solo una vasca, appoggiata senza sbancare terreno». Il pm onorario Massimiliano Costabile ieri ha chiesto l’assoluzione per Riccardo Secondo Bedini, 28 anni e la sorella Margherita, 25. L’accusa era di abuso edilizio, violazione di sigilli e invasione di terreni.

Nella sua requisitoria il pm ha individuato come unica responsabile solo di abuso edilizio e violazione del vincolo paesaggistico Barbara Bedini, 64 anni, di Pisa. E per la donna sono stati invocati 3 mesi di arresto e 45mila euro di multa. Per la Procura la piscina è stata realizzata in una zona vincolata e l’imputata l’ha fatta allestire in assenza di qualsiasi permesso. Serviva come riabilitazione fisica alla mamma della Bedini, è stato uno degli elementi apparsi nel corso del dibattimento. «Bedini ha gestito tutti gli aspetti della vicenda – ha sottolineato il pm –. Era lei che doveva chiedere i titoli autorizzativi per piscina e il nulla osta alla Soprintendenza. È sempre lei che contatta fornitori e installatori».

Le accuse di violazione dei sigilli (il robottino usato per pulire lo specchio d’acqua) e l’invasione di terreni sono cadute. La proprietà dell’area appartiene ai Bedini e non al Comune come Palazzo Gambacorti, sbagliando e poi correggendosi, aveva ipotizzato in un primo momento. Se quel manufatto possa essere definito piscina o semplice vasca è un aspetto rimarcato dalle difese degli imputati, l’avvocato Maria Teresa Schettini per i due fratelli e Andrea Di Giuliomaria per la mamma. Una posa in opera che avrebbe, comunque, richiesto la presentazione in Comune della Scia, la segnalazione certificata di inizio attività. «La montagna ha partorito il topolino – ha esordito Di Giuliomaria –. Rispetto alle accuse della Procura l’invasione dei terreni non esiste, così come la violazione di sigilli. Sapete quale è il problema di questo processo? Vista dall’alto la vasca era così bella e fatta bene da sembrare una piscina. Se fosse stata brutta oggi non saremmo qui. Non era altro che una vasca con dei teli. Non c’è stato sbancamento. È stata appoggiata e il terreno di riporto, prelevato altrove, è servito per fare il contorno con il legno lungo il perimetro per non far cadere la terra all’interno. Alla fine la mia cliente può essere colpevole solo di avere buon gusto». Dopo l’ordinanza del Comune il manufatto è stato rimosso. Sentenza a luglio

Pietro Barghigiani