Resta paralizzata dopo l'intervento, ospedale paga il risarcimento ed evita la causa in Tribunale

di Pietro Barghigiani

Accordo chiuso a 444mila euro per un aggravio dell’invalidità del 35 per cento. La donna costretta sulla sedia a rotelle per errori nell’operazione subìta alla testa

PISA. Era arrivata a Cisanello, uno dei centri di riferimento per la sua patologia, sperando di migliorare una precaria condizione di salute. Almeno per poter strappare una prospettiva di vita meno dolorosa di quella che aveva vissuto fino a quel momento. Quando è uscita dall’ospedale la sua invalidità era diventata permanente. Nessuna possibilità di riprendersi dopo quell’intervento chirurgico alla testa che l’ha condannata in modo definitivo alla sedia a rotelle.

È la storia di una 57enne, residente in Toscana, che non ha avuto bisogno di arrivare a una sentenza di un Tribunale per ottenere giustizia. Almeno a livello patrimoniale. È bastato un ricorso davanti al giudice civile, curato dall'avvocato Bruno Sgromo, e la successiva consulenza di uno specialista per costringere l’Azienda ospedaliera a chiudere il contenzioso pagando 444mila euro. Una sorta di “risarcimento” del danno anche se non c’è una sentenza a stabilire importi e responsabilità. Un accordo transattivo che per l’ospedale non significa ammettere negligenze nelle condotte mediche, ma che lo mette al riparo da eventuali verdetti più onerosi nel caso in cui avesse deciso di andare avanti con la causa. Il percorso della paziente è simile a quello di quanti, dopo aver cercato un rimedio a un problema di salute serio, si presentano a Cisanello. Visite, diagnosi e poi la decisione di operare. Ma quell’intervento non porta al risultato che paziente e medici si aspettavano. E aggrava, secondo la consulenza tecnica d’ufficio disposta dal Tribunale, di almeno il 35 per cento l’invalidità con cui già conviveva la donna che aveva riposto nei medici pisani la massima fiducia. In gergo tecnico è il riconoscimento di un danno biologico differenziale.

È un sommare il danno a una situazione già complessa. Siamo a fine 2013. Gli effetti dell’operazione che non migliora, ma si rivela peggiorativa, diventano una causa civile iniziata nel 2015. Come in ogni braccio di ferro sul tema di responsabilità medica la parola definitiva arriva sempre dalle consulenze. E quella chiesta dal Tribunale di Pisa a un professionista terzo rispetto alle parti induce l’Azienda ospedaliera a evitare la battaglia legale. La consulenza che attribuisce un aggravio di invalidità e indica gli errori commessi in sala operatoria non trova argomenti di contestazione di rilievo neanche da parte del consulente dell’ospedale.

Prudenza vuole che il caso venga risolto in via stragiudiziale in assenza di margini certi per poter sperare in una vittoria in Tribunale. Di qui la decisione di intavolare una trattativa con la controparte per chiudere il contenzioso e trovare un accordo. Che, tradotto in cifre, sulla base di un calcolo tabellare arriva a 444mila euro. Soldi che andranno alla donna ormai paralizzata e a due parenti che le sono state vicino e l’accudiscono da quando è immobilizzata sulla sedia a rotelle. Il fascicolo, per obbligo di legge, sarà inviato dall’Aoup alla Procura della Corte dei conti per la valutazione di eventuali danni erariali da colpa medica.