«Sono estraneo al caso Scieri e quel giorno ero in licenza»

di Pietro Barghigiani

Accusato di omicidio, Panella fa dichiarazioni spontanee  e sceglie di non rispondere al giudice. Ricorso contro l’arresto

pisa

«Con l’omicidio Scieri non c’entro. Non ero in caserma, quel giorno mi trovavo in licenza. Le accuse? Non ho paura».

Alessandro Panella tiene il punto e nell’inchiesta per omicidio volontario in concorso di Emanuele Scieri, il parà trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra, mostra la tenacia del combattente per contrastare le contestazioni da ergastolo che gli muove la Procura di Pisa.

Arrivato con un treno da Roma intorno alle 10 alla stazione di Pisa accompagnato dal fratello, Tiziano, l’ex caporale della Folgore ai domiciliari dal primo agosto nella casa dei genitori a Cerveteri, davanti al gip Giulio Cesare Cipolletta decide di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Un diritto concesso all’indagato che ieri ha, comunque, voluto dire la sua senza contraddittorio con una dichiarazione spontanea: «Non volevo scappare (aveva comprato un biglietto per gli Usa per il 3 agosto di sola andata, ndr). Vivo e lavoro negli Stati Uniti da dodici anni. Stavo solo tornando a casa mia e sono estraneo all’omicidio di Scieri».

Una puntualizzazione che nell’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto l’ex commilitone del 26enne siracusano ha un peso specifico poco più che formale.

Ad accoglierlo alla stazione c’erano i suoi legali, gli avvocati Tiziana Mannocci e Marco Meoli. Salito sulla Tiguan grigio scuro dei suoi difensori, Panella è arrivato in Tribunale alle 10,17 passando da un ingresso secondario.

Il tempo di salire al primo piano, sedersi di fronte al gip che la scorsa settimana ha firmato l’ordine d’arresto ed è iniziata la verbalizzazione. È stata formalizzata la scelta di non rispondere al giudice e al pm Sisto Restuccia e messa agli atti la dichiarazione spontanea. Un impegno di dieci, quindici minuti. Quindi i legali si sono trattenuti con il cliente in una stanza del Tribunale per fare il punto su un’inchiesta che a distanza di 19 anni dai fatti non solo individua i presunti responsabili, ma mette a nudo le inefficienze investigative dell’epoca. Poco prima di mezzogiorno il Suv è uscito dal palazzo di giustizia.

Nei prossimi giorni verrà presentato ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca degli arresti o una misura meno afflittiva, come l’obbligo di dimora magari con la consegna dei passaporti e la carta d’identità come segnale ai magistrati di non voler lasciare l’Italia. Considerato il periodo feriale, il Riesame, in assenza di un ricorso d’urgenza, potrebbe pronunciarsi a settembre.

Panella, 39enne, con i coetanei Luigi Zabara, di Frosinone e Andrea Antico, residente in provincia di Rimini, sono accusati di aver picchiato e costretto a salire sulla scala per asciugare i paracadute Scieri e averlo poi lasciato agonizzante a terra dopo una caduta da una decina di metri. Sentito all’epoca dai carabinieri Panella disse di trovarsi in licenza il 13 agosto 1999, la sera dell’omicidio. Un militare lo smentì in un verbale della Procura militare di La Spezia. Versione ribadita anche ai pm pisani. Non solo. L’affidabilità degli statini delle presenze era molto opinabile. Potevano essere modificate, cancellate, corrette. Un teste sostiene di averlo visto la sera del 13 e la mattina del 14 alla Gamerra.

Inoltre, la mamma di Panella ha riferito ai magistrati che il figlio tornò a casa alle 14 del 14 agosto pensando che l’episodio fosse avvenuto nella notte tra il 14 e il 15. Parlando tra loro, intercettati, l’ex caporale e i genitori chiariscono che il fatto è accaduto la sera del 13 «allorquando egli (Panella, ndr) così afferma testualmente lo stesso, era presente in caserma». —