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Negozi chiusi di domenica I lavoratori: «Fateci stare a casa»

di Stefano Taglione

I dipendenti del Centro dei Borghi non hanno dubbi: «Lasciateci in famiglia». E i clienti sono d’accordo

NAVACCHIO

«La domenica? Meglio stare in famiglia. Anche perché qui a Navacchio, l’Ipercoop resta aperta solo la mattina e di pomeriggio vengono molti meno clienti. Tanto vale chiudere anche noi».

Veronica Lami è una dipendente di “Re Sole”, uno dei negozi di articoli per la casa del Centro dei Borghi. Lei, come tutti i colleghi che hanno accettato di parlare con Il Tirreno, nei giorni festivi non vorrebbe lavorare. Ora, invece, lo fa. Perché il suo esercizio commerciale, come tutti gli altri della galleria, la domenica rimane aperto. Al contrario del supermercato di Unicoop Firenze che invece chiude alle 13.30. «Si potrebbe fare qualche eccezione giusto sotto Natale, per chi vuole fare i regali – dice – altrimenti meglio chiudere. Se stiamo aperti sei giorni su sette anziché tutta la settimana, il volume d’affari non cambia. Semplicemente i clienti si distribuiscono in maniera diversa, comprando le stesse cose di ora, ma solo nei giorni infrasettimanali».

La commessa sposa quindi la linea del governo gialloverde, quello formato da Lega e Movimento 5 Stelle. Nella proposta del vicepremier Luigi Di Maio, infatti, la domenica potrà rimanere aperto solo il 25% degli esercizi commerciali, con l’altro 75% chiuso. È chiaro che nella stesura della legge – che il capo politico del movimento fondato da Beppe Grillo vuole approvare entro la fine dell’anno – tutti i dettagli dovranno essere chiariti. In particolar modo le modalità di turnazione. Mentre nelle città turistiche come Pisa, almeno per i negozi delle vie centrali, non dovrebbe cambiare nulla. «Sono 22 anni che lavoro nel centro commerciale – aggiunge una collega di Veronica, Elisabetta Volpi – e anche io sono per le domeniche a casa. Le persone possono benissimo fare la spesa durante la settimana».

Allo stesso modo la pensano pure i clienti. «Gli acquisti? Li posso fare anche di lunedì o martedì», dice Beatrice Montana, che è appena uscita dall’Ipercoop col carrello colmo di prodotti. «Io non lavoro qui – aggiunge un altro cliente, Marcello Coppo – ma la domenica preferirei rimanere a casa».

Chi lavora nei negozi è consapevole che la domenica pomeriggio, quando l’Ipercoop chiude, gli affari calano a picco. «Sì, è così – racconta una commessa, che chiede l’anonimato – ma i miei capi non lo capiscono. O la Coop aumenta gli orari o tanto vale chiudere tutto. Il gioco non vale la candela». «Qualcuno viene, perché magari vuole anche stare al fresco – spiega Sabrina Favilli del negozio Wind – Io, da dipendente, preferirei non lavorare. Però so benissimo di aver scelto un mestiere dove questo può accadere, quindi non mi lamento. Faccio ciò che mi viene detto».

«La domenica? Tutto chiuso. Bisogna stare coi figli e i nipoti – dice una nonna di San Frediano a Settimo, Tita Ciacchini – e ricordo bene quanto piangeva mia figlia quando suo babbo, che guidava i pullman, la domenica non rientrava mai a casa». «Se la domenica restiamo chiusi – spiega Giovanna Cacciatore, fra le socie del Nat Cafè – non è che licenziamo i dipendenti. Semplicemente li faremo riposare durante la settimana. Quanto risparmiamo di stipendi? Circa il 10% senza nessuna domenica, ma dipende da negozio a negozio perché i contratti cambiano. Io se volessi potrei anche rimanere chiusa, ma sarei l’unica. Non sarebbe affatto giusto».

«Bisogna tornare alle origini, come era fino a circa un anno e mezzo fa – dice Manuele Casarosa, che dello stesso bar è dipendente – con due domeniche aperti e due chiusi. Così si guadagna solo di stress. Per altro inutile, perché i clienti rimangono sempre gli stessi». «Mia mamma lavora in un centro commerciale quindi io preferirei che la domenica non lavorasse – conclude un’altra cliente del Centro dei Borghi, Martina Spatola – perché tanto la spesa si può fare ugualmente negli altri giorni». —