Pistoia, stangata da 61.000 euro a una parrucchiera

di Alessandra Tuci

Per l’Agenzia delle entrate nel 2012 ha fatto lavorare al nero le dipendenti. «Non è vero, ma così mi obbligano a chiudere» 

PISTOIA. Multa da 61.000 euro per una delle più conosciute parrucchiere di Quarrata.

Una stangata che pesa come un macigno per Alessia Meda, 43 anni, titolare del negozio Alessia Meda Hair & Make-Up in via Montalbano. Un fulmine a ciel sereno firmato Agenzia delle entrate che, sulla base di uno studio di settore (in sostanza, una valutazione del fatturato che la ditta avrebbe dovuto registrare sulla base di una serie di parametri oggettivi), afferma che i 5 dipendenti del negozio, alcuni full-time altri part-time, per l’anno 2012 avrebbero in parte lavorato a nero. Mettendo assieme, per la precisione, un totale di 160.234 minuti di lavoro “nascosto”, cioè 9 ore al giorno per 283 giorni. Tesi dell’Agenzia delle entrate, ma basate sull’applicazione dei modelli matematici degli studi di settore e dunque vere fino a prova contraria.

Alessia però non ci sta. Contesta tutto e racconta la sua storia per incitare – dice – gli artigiani che come lei si ritrovano a dover fare i conti con accertamenti di questo tipo a non accettare qualunque imposizione, ma a ribellarsi. «Non possiamo sempre abbassare il capo e pagare in silenzio – esclama la donna – dobbiamo ribellarci a chi ci stanga con queste multe ingiustificate, non dimostrabili e che non fanno altro che spingere le persone a lavorare al nero, oppure a chiudere».

La cartella dell’Agenzia delle entrate è arrivata la scorsa settimana al negozio: se la parrucchera paga subito dovrà versare 61.000 euro, soldi da pagare in 16 rate. Altrimenti verranno maggiorati di sanzioni ed interessi per arrivare ad una cifra che al momento non si conosce. La parrucchiera ha comunque già fatto i conti: dovrebbe sborsare 3.800 euro ogni tre mesi.

L’altra mattina, quindi, Alessia è andata all’Agenzia delle entrate per contestare la sua multa. Facile immaginare con quale stato d’animo. «Ho detto loro che avrei consegnato le chiavi del negozio: io chiudo, non vedo alternative. La loro risposta? Mi hanno detto che è una sanzione sui tempi di lavoro dei miei dipendenti: ma come fanno a contestare quanto tempo occorre per fare una piega o una colore?»

Oltretutto, osserva, ci sono molte variabili di cui gli studi di settore non possono tenere conto in anticipo. «La settimana scorsa, per esempio, ho perso due giorni di lavoro perché non c’era acqua. Che facevo, mandavo i dipendenti a casa?».

Alessia lavora autonomamente da quando aveva, 20 anni, ha sempre pagato Iva e contributi, non ha mai avuto una vertenza sindacale. Ha investito i suoi risparmi nel negozio che hao acquistato con un leasing nel 2011.

«Ho il mutuo sulla casa – dice – ho una macchina da finire di pagare, una figlia di 10 anni da mantenere. Mio marito è architetto e disoccupato da tre anni. Non ho mai speso soldi in viaggi, mai una spesa extra. Questo anno ho avuto un po’ di respiro grazie ad una piccola eredità che mi ha lasciato mio padre venendo a mancare. Cosa devo fare?».

Non è la prima volta che Alessia Meda ha a che fare con l’Agenzia delle entrate. «Anni fa, spesi 300mila euro per riscattare il fondo del negozio, 150 metri quadri – spiega – e dall’Agenzia delle entrate mi dissero che i conti non tornavano e che avrei dovuto pagare tremila euro di multa. Io vinsi la causa, ma una lettera preannunciava controlli nel 2012. E ora il risultato di quei controlli è arrivato. So che queste multe piovono sulle teste di noi artigiani. Ma io a piegare la testa non ci sto. Non è giusto».