scontro frontale 

«Dobbiamo andar via?» Cresce la paura tra i richiedenti asilo ospitati a Vicofaro

di Tiziana Gori; Altro servizio a pagina 8

Il racconto di Ibrahim: alcuni se ne sono già andati e hanno trovato un alloggio, avevano timore di nuovi controlli

pistoia

«Massimo, dobbiamo andar via? » . «State tranquilli, non vi lascio soli sulla strada. Avrete tutti da mangiare e dove dormire».

Ibrahim, che su facebook si fa chiamare Ebest Biancalani («è il mio nick name», dice sorridendo) è uno dei dodici ragazzi del Cas che si sono trasferiti a Ramini dopo i sopralluoghi dell’ufficio immigrazione della questura, di Vigili del fuoco e Asl. In teoria, poteva anche non essere presente all’incontro che don Massimo ha avuto martedì sera coi migranti “extra Cas” ancora presenti a Vicofaro. Ma, racconta: «Vengo qui tutti i giorni. Qui ho amici che sono diventati fratelli. Vengo a dargli coraggio. Gli ho detto che don Massimo avrebbe trovato una soluzione per tutto, come sempre».

La realtà è che molti di loro hanno paura. «Dobbiamo andare via? » , hanno chiesto a Biancalani. «No, dobbiamo lasciare su (il soppalco sopra la vecchia chiesa dei cappuccini, ndr)», ha risposto lui. «Ci sono problemi di sicurezza, faremo subito i lavori e poi tornerà come prima».

Che possa essere davvero così è tutt’altro che scontato. L’intento sembra chiaro: smobilitare pian piano il centro di accoglienza allestito a Vicofaro. Doveva ospitare i 12 ragazzi del Cas ma ha dato un tetto sotto cui dormire a tanti altri giovani migranti. Ce ne sono arrivati ad essere un centinaio (tra cui 5 donne). Diversi di loro sono usciti dai progetti di accoglienza. Don Massimo Biancalani li ha accolti. Lo guidano le parole di Papa Francesco e l’esempio di don Milani. Dice che prende soldi pubblici solo per i ragazzi del Cas, mentre per gli altri si deve arrangiare. Un po’di solidarietà, l’aiuto di un vecchio parroco che non ce la fa ad accogliere ma condivide il progetto... A Vicofaro fanno lezione di italiano una decina di insegnanti, prestano opera i medici di Medu e Roberto Barontini, dà consigli e aiuta nelle pratiche burocratiche il sindacato Usb. Si sta attivando un sistema di accoglienza complesso di cui parlerà in Vaticano la prossima settimana, invitato ad un convegno da Papa Francesco.

Ma l’accoglienza non può prescindere dal rispetto delle regole legate alla sicurezza. Il Comune ha emesso un’ordinanza che chiede la cessazione dell’attività. Lui non ci sta: «Sono rammaricato, poteva essere trovata una mediazione». Ieri sera ha parlato coi suoi legali (Elena Baldi, Fausto Malucchi ed Ermanno Buiani) per impugnare il provvedimento al Tar. Venti ragazzi hanno dormito sul matroneo, il piano rialzato della chiesa di Santa Maria Maggiore. La Caritas è disponibile ad ospitarne altri venti. Gliel’ha detto don Patrizio Fabbri, vicario del vescovo. Lui dice che chiederà ai ragazzi: «La realtà è che qui si è formato un gruppo...».

Ma alcuni se ne sono andati dopo il trasferimento dei 12 del Cas: «Avevano paura dei controlli – spiega Ibrahim – C’è chi è riuscito a trovare una sistemazione grazie al datore di lavoro, nel Macrolotto pratese. Altri hanno provato, senza riuscirci, a trovare un appartamento in affitto e poi sono tornati qui». –