il ribaltone

Resa dei conti nel Pd, autocritica dei vertici: «Pronti a dimetterci»

di Mario Neri

Il leader Lari e il vice Trapani dopo la sconfitta elettorale: "Ora torniamo tra la gente uniti, e stop alle guerre intestine". Nel summit a Pisa anche malumori per l'annuncio di dimissioni di Antonelli: "Convinciamolo a ripensarci"

PISA. No, l’atmosfera non è stata da notte dei “lunghi coltelli” fra i dem. Ma serviva una scossa. «Se il partito lo riterrà necessario - dice il segretario Alessio Lari di fronte ai big del Pd provinciale riuniti in via Fratti a Pisa - sono pronto a mettere in discussione il mio ruolo, e a sottoporlo alla discussione nella prossima direzione».

Lunedì 20 giugno, ore 22 circa. È cominciato da circa mezzora uno dei summit della segreteria provinciale del Pd più drammatici e tesi degli ultimi anni. E quello che arriva dal renziano sindaco di Buti, voluto da Antonio Mazzeo alla guida del partito in provincia, assomiglia molto a un mea culpa, certo, ma anche ad una resa dei conti. Lo stesso che poco dopo farà anche Matteo Trapani, il vice e Giovane Turco. «Anch’io - dice a tutti il numero due dei dem in provincia - sono pronto a mettere sul tavolo le mie dimissioni, a mettermi in discussione, a patto però che questo risultato ci spinga a cambiare rotta davvero, che nel partito si modifichi il metodo, sia per quantità che per volontà di lavorare».

Di fronte allo tsunami che ha travolto Cascina bisogna costruire subito una diga, perché quei 5 mila voti lasciati sul campo da Alessio Antonelli potrebbero trasformarsi in un’emorragia e travolgere perfino Pisa. «Stiamo attenti ragazzi, non possiamo permetterci che succeda anche in città. Ora serve una scossa», dice uno. «Dobbiamo tornare fra la gente, ora il partito deve dare una mano, e dobbiamo farlo tutti e non solo per il Referendum costituzionale, ma per recuperare un rapporto con il territorio che non c’è più», dice Oreste Sabatino, da poco eletto segretario dei Giovani democrats. «Talmente distanti», gli fa eco un altro, «che il segretario cittadino a Cascina, Edoardo Baglini, non è neppure riuscito ad entrare in consiglio».

E per farlo, allora stop ai doppi incarichi - è l’idea di molti. Non si può stare in segreteria, guidare il partito e fare il sindaco o l’assessore. Un ragionamento che prima della fine sottolinea anche Cristina Conti, civatiana ma mai fuoriuscita. Anche per lei lo schiaffo della Lega è maturato nella frattura fra il partito e la sua base tradizionale.

Nella città (ex) operaia, ormai diventata un’estensione del capoluogo, dove 5 anni fa Antonelli conquistò il Comune con il 66% e ancora nel 1998 l’eredità del Pci trainava il 78% dei voti, l’egemonia del partito è implosa nell’incapacità della classe dirigente di ascoltare e rispondere alle paure e ai bisogni dei cittadini, soprattutto quelli delle frazioni e delle classi più umili. «Si è rotta la connessione sentimentale con la popolazione e la gestione delle primarie è stata disastrosa», è la sintesi di Conti.

Le primarie. Il principio fondativo della rappresentanza qui è stato trasformato in una faida. E dopo la vittoria di Antonelli, in troppi se non hanno remato apertamente contro, i remi li hanno almeno mollati. Inerzia. E il riferimento, per una volta, è proprio ai renziani che a Cascina, dopo la sconfitta di Andrea Paganalli alle primarie, hanno abbandonato la nave di Antonelli. «Abbiamo di fronte nuove importantissime sfide e di queste, il Pd di Pisa dovrà essere protagonista sul territorio - dice Lari nel comunicato ufficiale - Per farlo serve un cambio di passo di tutti noi, a partire certamente dalla segreteria provinciale. Se c´è una cosa che il risultato di Cascina dimostra senza possibilità di smentita è che se non si è davvero uniti siamo più deboli». La sconfitta è arrivata a causa dei «personalismi e scontri interni».

Certo, andare uniti. È una parola. Vallo a dire ad Antonelli, che ha annunciato di volersi dimettere dal consiglio. «Lo ha fatto per motivi personali, ma all’opinione pubblica diamo un’immagine pessima, di un politico che fino a che ha potuto restare attaccato alla poltrona lo ha fatto e poi ciao». Per questo dalla segreteria è arrivata anche un’investitura a Lari. Dovrà provare a ricucire, a convicere l’ex sindaco a ripensarci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA